XXXI spedizione in Antartide

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Green Cross Italia segue l’esperienza dei ricercatori attraverso il diario redatto da Giorgio Budillon, responsabile dell'attività di ricerca scientifica e tecnologica a bordo della nave Italica.
La collaborazione con l’ENEA, nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), nasce dalla volontà della nostra Ong di favorire e promuovere la ricerca sul continente antartico, un luogo privilegiato per lo studio delle contaminazioni ambientali e dei cambiamenti climatici.
La ricerca e l’educazione hanno un ruolo centrale nel cammino verso la sostenibilità ambientale.
Per questo è necessario il dialogo tra la società civile, le istituzioni, le università e il mondo della scuola per favorire tutte insieme questo rinnovamento, preparando i giovani ad assumersi le proprie responsabilità e ad avere un ruolo più attivo nella risoluzione dei problemi ecologici attuali.

Per maggiori informazioni su tutta la XXXI spedizione italiana in Antartide visita il sito web www.italiantartide.it

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I “mooring”, sentinelle dell’oceano PDF Stampa E-mail
20120201_italica-mooringDiario di bordo della XXVII spedizione in Antartide: l’arrivo a Baia Terra Nova per il recupero del mooring lasciato nel Mare di Ross

23 gennaio 2012 - Giorno n° 12

Nella polynya di Baia di Terra Nova abbiamo lasciato una sorta di sentinella, un "mooring". Si tratta di strutture subacquee che vengono posizionate sul fondo del mare e sono costituite da una zavorra e da un cavo, a cui sono assicurati una serie di strumentazioni scientifiche auto-registranti sostenute verticalmente da boe di spinta.

Questo mooring è stato posizionato due anni fa in occasione della XXV spedizione, in tutto questo tempo ha misurato e registrato nelle proprie memorie informazioni sulla temperatura e salinità del mare, direzione e velocità delle correnti, sedimentazione verticale del particellato, sul contenuto di ossigeno disciolto, .....

Il mooring si estende dalla profondità di 1.200 m sino a circa 400 m dalla superficie marina, evitiamo di mettere strumentazione in prossimità in superficie in quanto gli iceberg alla deriva potrebbero danneggiarla irreparabilmente.

Arriviamo quindi sul posto e tramite un impulso sonoro emesso da un trasduttore subacqueo diamo l'ordine al mooring di risalire in superficie per essere recuperato.

L'operazione richiede tre ore di lavoro intenso da parte del personale scientifico e di quello di bordo, reso ancora più faticoso dal vento e dalle improvvise nevicate che in queste zone possono comparire improvvisamente.

Giorgio Budillon, responsabile attività di ricerca scientifica e tecnologica - Scienze della Terra © Riproduzione riservata
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Foto: © PNRA | Per maggiori informazioni sulla spedizione: www.italiantartide.it

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