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Solidarietà, inclusione, dialogo: le parole chiave per abbattere muri e diffidenza PDF Stampa E-mail
Pollice-castelporzianoEditoriale di Guido Pollice, Presidente del Consiglio di Presidenza di Green Cross Italia

Relazione ai Soci - Bilancio 2016



Care socie e cari soci,

lo scorso anno, pur evidenziando che eravamo in presenza di molti segnali positivi sullo scenario mondiale, avevamo avvertito che nulla era scontato. Oggi, quello che viene definito il “ciclone Trump” mette in evidenza e aggrega gran parte di quelle forze che fanno della conservazione dello “status quo” la propria ragion d’essere. Forze che hanno timore dei cambiamenti del sistema di produzione e distribuzione delle merci e degli stili di vita, necessari per costruire una società globale, inclusiva, sostenibile e giusta e che non li vogliono. Forze conservatrici e retrograde, che hanno fatto blocco di fronte alle trasformazioni e innalzato muri fisici e culturali.
Muri che accrescono le possibilità di conflitto e di scontri, anche armati. Di fronte alla persistenza di una crisi economica profonda, nella quale si va riconfigurando una nuova geografia del potere, abbiamo assistito al rafforzamento di schieramenti che sono economicamente e finanziariamente più solidi di moltissimi Stati. Fino ad arrivare al terrificante paradosso per cui 8 individui possiedono una ricchezza pari a quella di 3 miliardi e seicentomila persone.

Quest’anno teniamo la nostra assemblea nella Giornata mondiale del rifugiato. Una coincidenza che ci dà l’occasione per farci riflettere.
Il nostro Paese si trova ad essere una delle principali piattaforme di arrivo e transito di decine di migliaia di persone che fuggono da povertà estreme, disastri ambientali e guerre. Di fronte a questa drammatica situazione emergono fragilità sociali, culturali e organizzative che danno corpo e vigore a paure recondite e insicurezze che attraversano profondamente le nostre comunità. Una grande maggioranza di nostri concittadini sembra aver dimenticato che il nostro popolo è stato un popolo di migranti, sia all’interno del Paese, il nord industrializzato, che verso altri Paesi in tutti i continenti.  Che la grandissima parte di questi nostri connazionali hanno sofferto condizioni di vita indecenti, che a centinaia sono morti nelle traversate oceaniche, nei centri di accoglienza e nei veri e propri lager dove spesso venivano confinati. La gran parte di questi italiani scappavano dalla miseria e dalla fame, cercavano di costruire un futuro attraverso una sicurezza economica e molto spesso contribuivano al sostentamento dei familiari più anziani e più fragili rimasti nei Paesi di origine.
Ma noi non abbiamo esportato solo forza lavoro e cultura materiale. Alcuni italiani che avevano maggiori difficoltà nell’integrarsi nei Paesi di destinazione hanno fornito la manodopera per la costruzione di imprese criminali, a cui ancora oggi alle volte in modo volgare veniamo associati.
Il nostro Paese sembra avere perduto la memoria di queste sofferenze che decine di milioni di italiani hanno patito.
Ma non è solo questo. Dal generale senso di insicurezza verso il futuro che stiamo vivendo nascono e si propagano comportamenti razzisti, preoccupazioni e timori molte volte infondati, che potrebbero essere evitati attraverso una politica capace di “rassicurare” e di mitigare i fenomeni più eclatanti. Quello che più preoccupa è che non viene rappresentata nella “narrazione quotidiana” – come oggi si usa dire – la potenza e la vastità dell’impegno solidale che centinaia di migliaia di italiani continua a dare, giorno dopo giorno.

Il pensiero corre veloce al 1998 quando alla Fondazione Treccani, in occasione della cerimonia di inaugurazione delle attività di Green Cross in Italia, un panel di alto livello che comprendeva tra gli altri il Presidente Gorbaciov e la Professoressa Montalcini, oltre che autorevoli personalità e scienziati, discutemmo degli scenari futuri. Una parte centrale del discorso di inaugurazione verteva esattamente sul tema delle migrazioni causate da guerre, conflitti, estensione della povertà e modifica degli ecosistemi. È tutto registrato, non eravamo dei visionari, delle Cassandre o dei Savonarola in sedicesimo. Condividevamo le analisi dei centri di ricerca internazionali e utilizzavamo gli strumenti della interpretazione politica delle tendenze.
Ciò per dire che la situazione che oggi viviamo non si è creata improvvisamente, ma è il risultato dell’ignavia e del cinismo di una politica ridotta a gestione quotidiana del consenso e non a costruzione di società giuste, inclusive e sostenibili.

Green Cross deve continuare sulla strada che gli è propria e che ci vede impegnati quotidianamente nei progetti sul campo in Africa: questi hanno un valore non solo per i beneficiari diretti, perché possono e debbono trasformarsi in modelli da diffondere e replicare.
A questi temi e al cambiamento degli stili di vita deve essere imprescindibilmente legato il sistema di valori condiviso, un sistema che è scritto nella nostra carta costitutiva e anche nella Carta della Terra, a cui fin dal 1992 abbiamo dato un contributo di approfondimento e divulgazione. Un percorso che non si è mai fermato, poiché continuiamo a rivolgerci ogni anno alle giovani generazioni e agli studenti italiani attraverso il Concorso “Immagini per la Terra”.

Certamente dobbiamo migliorare la nostra capacità di raccogliere consenso, forze, aiuti. Ed anche azione e gestione. È quello che abbiamo e avete sempre fatto, migliorarci continuamente.
Come al solito abbiamo di fronte una montagna da scalare, lo possiamo fare solo se conserviamo la massima solidarietà tra noi, la coesione; se sapremo aprirci al dialogo con tutti, soprattutto con chi sembra non essere sensibile ai temi che solleviamo e indichiamo; se saremo capaci di trovare le parole giuste per faci capire, non aggrappandoci a parole che ci rassicurano ma che sembrano incomprensibili ai più.
Dobbiamo recuperare la forza della semplicità del gesto e i concetti elementari – cioè – fondamentali delle nostre ragioni e dei nostri ideali.

Buon lavoro

Guido Pollice
Presidente Fondatore di Green Cross Italia
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