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Giornata della Memoria: dall’olocausto ai conflitti odierni PDF Stampa E-mail

Auschwitz01«È molto di più e molto più importante ciò che gli esseri umani hanno in comune, di quello che ognuno tiene per sé e lo distingue dagli altri».

Sono le parole dello scrittore tedesco Hermann Hesse. È il pensiero di coloro che da dieci anni partecipano alla Giornata della Memoria, istituita dal parlamento italiano, il 27 gennaio, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
È in quella data, il 27 gennaio del 1945, che le truppe sovietiche dell’Armata rossa arrivano ad Auschwitz e rivelano al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Il termine Shoah che significa “annientamento", "sterminio", è stato fortemente voluto dagli ebrei. Milioni, infatti, le persone soppresse dalla follia razziale nei confronti non solo degli ebrei ma anche degli zingari, degli uomini della resistenza, dei tedeschi oppositori del regime, degli omosessuali e di chiunque costituiva per il Terzo Reich una minaccia per il nazismo.

Il giorno della memoria è un giorno in cui non dobbiamo dimenticare che odio, violenza e illegalità possono riportare gli incubi del passato.

Nel corso dell’anno appena concluso sono continuate le tensioni internazionali che hanno acuito le tensioni tra i popoli. Continuano ad avere voce quanti operano per separare le culture e tracciare profondi solchi tra grandi religioni.

Vent'anni fa, a seguito del crollo del Muro di Berlino, la speranza di una nuova era di dialogo, sviluppo e coesistenza aveva acceso gli animi di milioni di persone. Oggi viviamo in una instabilità pericolosa e il tema della sicurezza è diventato terribilmente presente nella vita quotidiano di tutti noi. Nuovi conflitti si sono aperti e non sembrano concludersi. Gruppi di estremismo terrorista poggiano la propria azione sulle grandi diseguaglianze sociali e sull'esasperazione delle tendenze integraliste di numerose fazioni religiose. Lo spettro delle grandi tragedie della storia aleggia ancora. A fianco a ciò vi sono decine di conflitti che si combattono nelle periferie più povere, là dove gli obiettivi dell’informazione globalizzata non vanno a guardare.

In Cecenia, in Indonesia, nelle Filippine, in Nepal, in India, in Kashmir, nello Sri Lanka, in Uganda, in Burundi, in Sudan, in Somalia, in Costa d’Avorio, in Congo, oggi si combattono guerre che durano da anni e che hanno provocato centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, mutilati, orfani e vedove.

Come Green Cross non ci stancheremo mai di sostenere che la guerra e la violenza non rappresentano una soluzione e che il superamento delle tensioni internazionali deve passare attraverso la mediazione, la cooperazione e il dialogo, per avviare tutti i popoli della Terra sulla strada di uno sviluppo sostenibile in armonia con il pianeta.
In questa logica, il nostro intento è quello di contribuire alla riflessione sul valore della memoria affinché le giovani generazioni non si dimentichino della Shoah e di tutte le tragedie, gli stermini e i genocidi perpetrati in nome di falsi valori.
Allo stesso tempo vogliamo concorrere ad arginare tutti i fenomeni di “negazionismo” che sempre più largamente si infiltrano nelle nostre società.

Abbiamo deciso di ripubblicare uno speciale che la nostra redazione ha preparato due anni fa. Seppur non recentissimo, il nostro dossier continua a essere di attualità e vi permetterà di trovare informazioni aggiuntive, testi, fotografie e interventi dei testimoni dell'olocausto (il testo è raggiungibile all'indirizzo: http://www.greencrossitalia.it/ita/speciali/auschwitz/aushwitz.html).

La memoria di questo passato serva ad aiutarci a costruire un futuro di pace.

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