Rio+20: capire il presente alla luce del futuro PDF Stampa E-mail
gorbaciov-speachIl messaggio di Gorbaciov ai partecipanti al Summit Onu di Rio de Janeiro 2012

Dicono che se vuoi far ridere Dio, devi raccontargli i tuoi progetti. Ho pensato di venire a Rio +20 ma il mio 81esimo compleanno ha avuto la meglio sui miei piani.

Il 2012 sarà inevitabilmente un anno di riflessione. Quanti tra noi sono preoccupati per il futuro della nostra Terra e dei suoi abitanti dovranno fare tutto il possibile per assicurarsi che questo sia anche un anno di azione, che segni la fine di un periodo di apatia e miopia.

È stato per superare questa mancanza di visione che ci siamo riuniti a Rio, 20 anni fa, per il primo Vertice della Terra sull’Ambiente e lo Sviluppo. Ma i risultati tangibili di quell’incontro, come delle altre conferenze che si sono svolte successivamente qui e nel resto del mondo, sono caduti ben al di sotto di ciò che è necessario per orientare il nostro mondo su un percorso sostenibile.

Guardando indietro al 1992, quando focalizzai le mie attività sullo sviluppo internazionale e sull'ambiente, la situazione era molto diversa. Durante e subito dopo il Vertice della Terra di Rio, c’era un’aria travolgente di entusiasmo e speranza per il futuro. Fu un periodo di ottimismo e, in retrospettiva, anche di innocenza, condivisa con quanti avevano celebrato la fine della Guerra Fredda.

Superando la forte opposizione delle strutture di potere esistenti, che bloccavano la strada da seguire, abbiamo apportato incredibili cambiamenti sociali e politici che solo pochi anni prima erano stati ritenuti impossibili. Si è trattato di un caso, ma i cambiamenti hanno alimentato le speranze del tempo e i leader hanno trovato il coraggio di rispondere alla chiamata. Il muro di Berlino è stato abbattuto nella convinzione che le generazioni future fossero in grado di risolvere insieme le sfide.

Oggi, 20 anni dopo, siamo invece circondati da cinismo e, per molti, anche da disperazione. Ciò non sorprende in un momento di crisi economica aggravata da un aumento della pressione sulle risorse naturali, dalla diffusione della povertà, dalla diminuzione della sicurezza, dai continui e violenti conflitti e dal degrado dell’ambiente. Mi sento amareggiato se penso all’enorme divario tra ricchi e poveri, all’irresponsabilità che ha causato la crisi finanziaria globale, alle risposte deboli e divise al cambiamento climatico, all’incapacità di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Le opportunità di costruire un mondo più sicuro, più giusto e più unito sono state ampiamente sprecate.

Se consideriamo che il mondo già vacillava nel raggiungere gli otto Obiettivi generali di sviluppo del Millennio entro il 2015, ora tali obiettivi guardano ancora più lontano. Prendiamo la mortalità infantile, una delle cause più urgenti: la Banca Mondiale stima che fino a 400.000 bambini moriranno quest'anno per l’effetto indiretto della crisi economica.

Al 2015 mancano tre anni ma gli obiettivi fissati al Vertice del 2000 ora sono poco più di buoni propositi per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, in particolare in Africa.

Le promesse di maggiore assistenza allo sviluppo, del commercio equo e solidale, di un migliore accesso al mercato e di un alleggerimento del debito dei Paesi in via di sviluppo non vengono mantenute.

E anche quando si sostiene che uno degli obiettivi - in materia di accesso all’acqua potabile - sia stato soddisfatto, le celebrazioni e le pacche sulle spalle non riescono a nascondere una dura realtà per gli 800 milioni di persone che ancora oggi non hanno accesso a questa risorsa.

Tutto ciò sembra recare il timbro “troppo poco e troppo tardi”.

Non è possibile qualificare questo fallimento come qualcosa di diverso da un fallimento di leadership o di visione.

Eppure mi è chiaro che gli sforzi dei politici da soli non saranno sufficienti a rispondere alle sfide che abbiamo di fronte. Ciò di cui abbiamo bisogno è l’interazione tra politica, imprese e società civile.

Il mondo si trova a un punto di svolta importante. La scelta è tra una tempesta perfetta, basata su un progressivo approfondimento della crisi, e l’ampliamento delle prospettive e opportunità senza precedenti.

La crisi economica, ambientale, politica e soprattutto morale a cui ci troviamo di fronte ci ha dimostrato che il modello attualmente dominante della crescita economica è insostenibile. Tutto ciò genera ingiustizia sociale e pericolo di una catastrofe ambientale.

Nasce la chiara necessità di una rapida transizione verso un modello diverso.

Abbiamo bisogno di ripensare agli obiettivi di sviluppo economico. Il consumo non deve rimanere l’unico o vettore principale di crescita ma quest’ultima dovrebbe essere vista come uno strumento di sviluppo sociale. L’economia deve essere orientata verso obiettivi che includono beni pubblici come un ambiente sostenibile, la salute dei cittadini, l’istruzione e la coesione sociale, inclusa l’assenza di evidenti divari tra ricchi e poveri.

Ma nel volto di ogni grande sfida c'è sempre una scelta. Il futuro non è predeterminato, dipende da quello che facciamo oggi.

La scelta che dobbiamo fare è collettiva. Tutti - politici, uomini d’affari, attivisti - hanno un ruolo da svolgere. La questione è se vogliamo garantire un futuro sicuro e sostenibile per tutti o essere tenuti in ostaggio dall’attuale mix di interessi e motivazioni politici ed economici.

Mi auguro che i termini intelligenti, già in voga prima del Rio, come “green economy”, “green jobs” and “green growth”, oggi non siano solo dei “cerotti verdi” da mettere sulle piaghe purulenti del nostro pianeta - e dei suoi abitanti -.

Infatti, se il concetto di “green economy" non consente una reale sostenibilità ambientale, così come  uno sviluppo equo e un consumo ridotto di risorse e prodotti, allora non è che un concetto imperfetto, che dipinge solo cattive pratiche economiche verdi.

Come possiamo garantire che l’economia diventi “verde” e non solo “dipinta di verde”?

La conferenza Rio+20 deve produrre un piano coerente e verificabile per un’azione innovativa che metta il mondo sulla strada dello sviluppo sostenibile.

Il risultato deve riflettere la necessità di re-inventare le misure di progresso che dovranno essere trasparenti, olistiche, rispettose dell’ambiente e socialmente eque, e riconoscere l’urgenza di integrare il valore del capitale naturale e sociale in un modello economico che consenta ai mercati di operare in un modo equo e trasparente e assicurare beni e servizi necessari per una società sostenibile.

I leader che si riuniranno a Rio devono utilizzare questa piattaforma per annunciare specifiche iniziative di sviluppo sostenibile, sfide e impegni adeguati a rientrare nel globale contesto intergovernativo, al fine di promuovere uno strumento efficace di sviluppo sostenibile.

Il documento dovrebbe fornire specifici percorsi basati su soluzioni commisurate alle ambizioni dichiarate del vertice. Ad esempio, potrebbe prevedere il taglio ai finanziamenti militari e proporre che tali proventi vengano investiti nella realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e in altre iniziative che promuovono lo sviluppo sostenibile, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Si dovrebbe dare priorità alla graduale eliminazione di tutti i sussidi assegnati per pratiche socialmente ed ecologicamente distruttive.

Il documento finale dovrebbe essere politicamente vincolante e riconoscere la minaccia imminente del superamento dei limiti naturali del nostro pianeta.

La buona notizia è che la questione dello sviluppo sostenibile è tornata nell’agenda politica globale. Non dobbiamo farci scappare questa occasione. Rio è stato un luogo dove le persone sono venute nel corso degli anni a far proprio questo. Iniziative coraggiose sono state forgiate in Brasile, come l’Agenda 21 e la Carta della Terra (aggiungo un nota per criticare l’apparente "abbandono" del riferimento alla Carta della Terra dal disegno attuale del documento dei risultati Rio+20. Spero che questa cosa venga rettificata). Green Cross International, che è nata 20 anni fa proprio a Rio e della quale sono orgoglioso di far parte, contribuirà a Rio+20 con una serie di eventi significativi e interessanti, ai quali sarete i benvenuti a partecipare.

Spero che questo summit eviti il destino di tante iniziative, le cui aspirazioni sono scomparse subito dopo il taglio del nastro o quando le telecamere hanno smesso di girare. Non possiamo permetterci il lusso di aspettare altri 20 anni per Rio +40. La società si sta evolvendo. Se vogliamo comprendere il presente solo alla luce del passato, non vediamo che problemi, con conseguente tristezza. Ma comprendere il presente alla luce del futuro ci obbliga a evolverci e vedere le opportunità alle quali esso punta.

Solo così Rio+20 sarà in gradi di, secondo le parole dello slogan di Green Cross, “dare una chance al nostro pianeta e un futuro all’umanità!”

18 GIU 2012
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