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Vincenzo Naso, direttore del CIRPS - Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, illustra i successi e le potenzialità del progetto di solarizzazione dei penitenziari
Risparmiare energia e soldi, nonché creare nuove professionalità “green”, attraverso l’uso dell’energia solare per la copertura del fabbisogno energetico dei penitenziari. Sono questi gli obiettivi prioritari del Programma Nazionale di Solarizzazione degli Istituti Penitenziari, progetto nato nel 2001 grazie a un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, che lo scorso giugno ha inaugurato a Velletri, in provincia di Roma, l’ultimo dei 15 impianti dislocati sul territorio italiano. Gli altri istituti interessati sono quelli di Rebibbia (Roma), Terni, Caltagirone, Laureana di Borrello (RC), Viterbo, Torino, Firenze, Secondigliano (Napoli), Benevento, Perugia, Spoleto, Lecce, Catania e Taranto. Attraverso la fattiva collaborazione del CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile), che si è avvalso del supporto di Reseda Onlus (Cooperativa Sociale Integrata nel campo dell’ecologia, delle fonti energetiche rinnovabili e per l’integrazione delle persone disabili) per le consulenze tecniche, le docenze e il tutoraggio nelle attività didattiche teoriche e pratiche, il Programma ha portato alla realizzazione di 5.000 m2 di solare termico, destinati alla produzione d’acqua calda sanitaria attraverso calore a bassa temperatura. Tali impianti sono stati installati sugli edifici degli istituti penitenziari, coinvolgendo attivamente i detenuti stessi che, grazie a un corso di formazione finalizzato al conseguimento della qualifica di “Installatore e Manutentore di Impianti Solari Termici”, una volta usciti dal carcere avranno anche migliori possibilità di reinserimento sociale. Per saperne di più abbiamo intervistato Vincenzo Naso, professore di Sistemi Energetici alla Sapienza Università di Roma e Direttore del CIRPS. Ci parli dell’inserimento del CIRPS in questo programma… «Il Centro ha una pluriennale esperienza nella gestione di progetti sullo sviluppo e l’applicazione delle fonti energetiche rinnovabili e sull’efficienza energetica. In questo caso ha avuto il ruolo di fornire il supporto tecnico-scientifico nella realizzazione del programma di solarizzazione, sia sul piano delle tecnologie da scegliere, sia sulla formazione dei detenuti, sia sull’installazione, gestione e monitoraggio degli impianti. Il Programma è stato realizzato in particolare dall’Unità di Ricerca TpAA (Tecnologie per l’Autonomia e l’Ambiente) del CIRPS». A che punto siamo con i lavori? «Il progetto che prevedeva l’installazione di 15 impianti è in fase di completamento. Il CIRPS ha già fatto richiesta di finanziamento per avviare la fase successiva del programma: la realizzazione di un sistema di tele-monitoraggio che consenta di elaborare i dati e inviarli presso un unico punto di raccolta nel quale saranno effettuate analisi che permetteranno una gestione più efficiente dell’impianto. Quest’ultima fase richiederebbe circa un anno di lavoro». Dopo quanto tempo verranno ammortizzati i costi e quale sarà il risparmio in termini economici? «In genere il tempo di ritorno degli impianti solari termici installati e gestiti dai detenuti può essere stimato intorno ai cinque anni. Il risparmio ottenuto dipende dalle caratteristiche dell’impianto. L’impianto di Velletri, ad esempio, con i suoi 200 metri quadri di superficie captante per una potenza complessiva di 140 kW termici, garantisce un risparmio di circa 20.000 euro l’anno. Vale la pena di sottolineare, inoltre, come ai vantaggi economici e ambientali dell’iniziativa vada aggiunta la grande valenza sociale ed etica della formazione e del trasferimento di conoscenza in campo professionale e, direi, artigianale, ai detenuti». Qual è la durata di vita prevista per gli impianti? «Si considera una vita utile che va dai 20 ai 25 anni. La previsione è che un impianto realizzato a regola d’arte possa mantenere elevate prestazioni nella produzione di energia termica nel corso della vita utile». Si è pensato a uno smaltimento futuro delle apparecchiature? «L’impianto solare termico, come tutti i prodotti industriali, si porta dietro un carico inquinante imputabile alle fasi di smaltimento dei collettori e degli altri componenti. Però, a differenza del fotovoltaico, non è necessario uno specifico programma di smaltimento, in quanto non sono presenti materiali tossici o che possano comunque alterare l’ambiente”. Qual è l’atteggiamento dei detenuti che partecipano al progetto? «I detenuti hanno messo tutti in evidenza come il corso abbia rappresentato per loro un’occasione di apprendimento di nuove competenze, spendibili nel mondo del lavoro. Le motivazioni principali al loro avvicinamento al corso sono state l’interesse per la materia e la possibilità di poter acquisire nuove capacità per avere maggiori opportunità una volta terminato il periodo di detenzione. In molti casi abbiamo riscontrato una convinzione profonda e una sensibilità spiccata per la questione ambientale». A suo avviso, questo settore offre concrete possibilità di reinserimento sociale? «Senza alcun dubbio e si può anche mirare a una diversificazione della formazione, per aumentare le opportunità di lavoro. In alcuni istituti, in seguito al programma di formazione seguito e all’installazione dell’impianto solare termico, è stato possibile realizzare concrete opportunità lavorative e di reinserimento sociale. A Laureana di Borrello i detenuti già formati hanno partecipato alla realizzazione di impianti fotovoltaici, sia sul carcere stesso, sia all’esterno. A Velletri, oltre all’installazione di un impianto fotovoltaico, i detenuti hanno avuto l’opportunità di essere coinvolti nella gestione di un sistema di produzione di cloro per la pulizia degli ambienti e per la lavanderia. Alcuni detenuti hanno già costituito una cooperativa ed hanno collaborato con il CIRPS in interventi di emergenza per l’assistenza ai campi dei terremotati dell’Aquila, ai quali sono stati forniti impianti solari per la produzione di acqua calda sanitaria, utilissimi per un minimo di comfort nei duri mesi di permanenza nelle tende».
Intervista realizzata da Anna Moccia per il quotidiano ’Avanti! © Riproduzione riservata
21 LUG 2011
Risparmiare energia e soldi, nonché creare nuove professionalità “green”, attraverso l’uso dell’energia solare per la copertura del fabbisogno energetico dei penitenziari. Sono questi gli obiettivi prioritari del “Programma Nazionale di Solarizzazione degli istituti Penitenziari”, progetto nato nel 2001 grazie alla collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e il Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP), che di recente si è arricchito del nuovo impianto realizzato a Velletri (Roma).
Il campo solare realizzato nella casa circondariale di Velletri ha una grandezza di 200 metri quadri di superficie captante, per una potenza complessiva di 140 kWth, ed è stato dotato di un sistema di monitoraggio per tenerne costantemente sotto controllo sia il corretto funzionamento sia i benefici prodotti in termini di risparmio energetico.
L’impianto è completato da due serbatoi da 5.000 litri che permetteranno di coprire il 50% del fabbisogno energetico complessivo dell’istituto. La parte restante di energia verrà, invece, garantita dall’integrazione del sistema solare con la caldaia preesistente.
Le modifiche “green” porteranno un risparmio energetico di 180 MWhth, equivalenti a un risparmio di 120 tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera. Inoltre, grazie anche alla dotazione di un sistema di produzione di energia elettrica da fotovoltaico (che andrà a compensare i consumi dei circolatori idraulici), l’intero complesso sarà a emissioni zero.
Impianti di questo tipo verranno realizzati in ben 15 istituti penitenziari italiani. Ai lavori di installazione parteciperanno i detenuti stessi che, grazie a un corso di formazione finalizzato al conseguimento della qualifica di “Installatore e Manutentore di Impianti Solari Termici”, avranno anche migliori possibilità di reinserimento sociale una volta usciti dal carcere.
Coordinatore tecnico scientifico del progetto è il CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile) che si avvale della collaborazione di Reseda Onlus (Cooperativa Sociale Integrata nel campo dell’ecologia, delle fonti energetiche rinnovabili e per l’integrazione delle persone disabili) per le consulenze tecniche, le docenze e il tutoraggio nelle attività didattiche teoriche e pratiche.
7 LUG 2011 – Fonte: Reseda Onlus
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