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Green economy: otto storie di successo tra i Paesi in via di sviluppo PDF Stampa E-mail
20100723_unep_greenecoRapporto Unep rende noti gli esempi di otto Paesi virtuosi che hanno colto i vantaggi dell’economia verde

Molte delle iniziative intraprese a livello mondiale nel settore della green economy provengono anche da Paesi in via di sviluppo. È quanto emerge dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) che in un rapporto rende noti i nominativi dei Paesi i cui investimenti, sul fronte dell’energia pulita, si sono dimostrati vincenti a livello ecologico e occupazionale, ed hanno fornito sostegno ai ceti più poveri.
Il documento, dal titolo “Green EconomyDeveloping Countries Success Stories”, illustra i benefici ottenuti dagli otto Paesi in seguito a specifici investimenti e sottolinea il fatto che la strategia “verde” possa radicarsi ovunque ci sia una leadership che voglia adoperarsi per questa trasformazione. Il rapporto promuove, inoltre, l’ampliamento e l’integrazione di tali comportamenti all’interno di una strategia globale, in modo da offrire un percorso alternativo allo sviluppo.

Tra le storie di successo quella della Cina, che negli ultimi tempi sta facendo notevoli passi in avanti per passare a una strategia di crescita a basso tenore di carbonio, basata sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Il programma quinquennale, avviato nel 2006, si focalizza soprattutto sull’efficienza energetica e assegna una quota significativa agli investimenti nel settore verde. Obiettivi prioritari fare in modo che, entro il 2020, il 16% dell’energia consumata provenga da fonti alternative e ridurre le polveri sottili del 20% rispetto al 2005.

Il profilo energetico del Kenia è stato caratterizzato, fino al 2008, da una predominanza di energia proveniente da biomassa, a supporto del settore agricolo. Le moderne esigenze del settore economico hanno, invece, costretto il Paese a una pesante dipendenza dal petrolio.
Il piano del Ministero dell’Energia prevede un sistema per la promozione delle fonti energetiche alternative,  prospettando maggior sviluppo e guadagni laddove settori quali il solare, l’eolico, l’idroelettrico e il biogas contribuiscano a diversificare la provenienza energetica per l’industria e il Paese.

Anche l’Uganda ha compiuto notevoli passi in avanti trasformando la produzione agricola convenzionale in un metodo di produzione biologica, legata all’ecosistema e al rispetto del suolo e dei suoi cicli biologici.
L’opportunità di perseguire tale forma di produzione agricola prevede anche il divieto di utilizzare sostanze chimiche, fertilizzanti e pesticidi. L’utilizzo consentito scende, infatti, al di sotto del 2% (o 1Kg/ha).

Il Brasile è il quarto Paese più abitato al mondo dopo Cina, lndia e Stati Uniti; il tasso di crescita urbana  per il quinquennio 2005 - 2010 è stato dell’1,8%.
Curitiba, capitale dello stato del Paranà, ha affrontato con successo la sfida legata alla sovrappopolazione ed ha attuato sistemi innovativi, nel corso degli ultimi decenni, che hanno ispirato anche altre città del Brasile. Curitiba si è dotata della più importante rete brasiliana di trasporto pubblico cittadino, in termini di dimensioni, e rappresenta un esempio di pianificazione urbana e industriale integrata, cosa che ha permesso, tra l'altro, la localizzazione di nuove industrie e la creazione di nuovi posti di lavoro.

L’India, grazie a un programma avviato nel 2005 dal ministro dell’Agricoltura, e finalizzato a mantenere un livello minimo di sussistenza per le persone impiegate nel settore agricolo, ha sostenuto 30 milioni di famiglie all’anno. Il programma, che ha coinvolto 615 distretti rurali del Paese, ha consentito lo sviluppo ecologico delle infrastrutture del settore e imposto il divieto di appalti e dell’utilizzo di macchine inquinanti. Bene anche dal punto di vista delle pari opportunità, dal momento che le donne che rappresentano circa la metà dei lavoratori.

In Nepal la silvicoltura ha contribuito al ripristino delle risorse forestali. Il merito va alla sinergia tra comunità ed enti locali. Le Comunità forestali occupano un posto centrale nella gestione delle foreste mentre il governo svolge il ruolo di sostenitore e facilitatore.
Sebbene le foreste fossero in calo dell’1,9 % annuo rispetto agli anni novanta, la diminuzione è stata invertita, determinando un incremento annuo delle zone forestali dell’1,35% nel periodo 2000-2005.

In Equador è stato creato un  fondo per la protezione delle acque (The Fund for the Protection of Water - FONAG). La città di Quito, con i suoi 1,5 milioni di abitanti, può ad esempio utilizzare l'acqua proveniente dai fiumi e dalle cascate per creare elettricità, o a supporto delle industrie e della cittadinanza, solo dopo che sono state soddisfatte le necessità delle riserve di Cayambe-Coca (400.000 ettari) e Antisana (120.000 ettari). I proventi delle tasse sull’acqua vengono utilizzati per la salvaguardia del delicato ecosistema forestale.

Per ridurre la dipendenza del Paese dal petrolio e dal gas, il governo della Tunisia ha intrapreso iniziative atte a promuovere lo sviluppo e l’impiego delle energie rinnovabili. La tassa imposta nel 2005 ai privati cittadini che acquistano vetture a benzina o a diesel e impianti di aria condizionata va ad alimentare un meccanismo di finanziamento - il fondo nazionale per la gestione energetica - volto a incrementare la capacità tecnologica, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica.

Per scaricare il rapporto UNEP clicca qui 

23 LUG 2010 - Fonte: www.unep.org/greeneconomy

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