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Iniziative internazionali

Il Climate Summit e la settimana per il clima di NY°C PDF Stampa E-mail

20140918_climateDal summit di New York alla COP21 di Parigi, passando per Lima. Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Ce ne parla Stefano Caserini del Politecnico di Milano

Il 23 settembre si svolgerà a New York l’UN Climate Summit voluto dal Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon per cercare di dare un impulso alle negoziazioni internazionali sul clima.

Il negoziato che si svolge nell’ambito della Convenzione sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) è lungo e complesso, ma sembra arrivato ad un punto cruciale nel percorso per l’approvazione di un nuovo protocollo o strumento legale che favorisca un percorso di riduzione globale delle emissioni di gas serra. Il momento in cui, dopo molte negoziazioni e giochi delle parti, le carte devono essere scoperte. A dicembre ci sarà la COP20 di Lima, in cui dovrebbero essere gettate le basi per l’accordo da definire nella sessione UNFCCC di Bonn e da siglare nella COP21 di Parigi nel dicembre del 2015.

I negoziati negli ultimi mesi hanno mostrato qualche piccolo progresso, ma nei prossimi mesi le parti dovranno mostrare se intendono accettare qualche compromesso per arrivare ad un accordo globale. Se i negoziati di Lima si chiuderanno come i precedenti, senza un chiaro accordo sugli impegni (anche volontari) di riduzione o almeno su una procedura per definirli, le possibilità di siglare un nuovo trattato a Parigi sarebbero esigue.

Nelle intenzioni del segretario generale dell’ONU, che ha definito il cambiamento climatico “La più grande sfida collettiva che l’umanità deve oggi affrontare”, il vertice di New York vorrebbe essere un “summit delle soluzioni” e non di negoziazione. Per questo ha convocato i Capi di Stato e di Governo, i rappresentanti dei governi locali e “leaders from business and finance”.

L’idea sarebbe quella di un momento  in cui, grazie alla risonanza dell’evento e alla pressione della società civile e dei media, si riescano a sciogliere alcuni nodi che fino ad oggi hanno rallentato il processo negoziale. “Chiedo a tutti coloro che vengono di portare annunci di azioni nuove e audaci. Chiedo loro di portare le loro grandi idee”.

Nella lettera di convocazione, si parla chiaramente della necessità di impegni di riduzione più ambiziosi di quelli fino ad oggi definiti dai vari paesi (che porterebbero ad un aumento delle temperature globali nel 2100 di circa 3°C):

Per ottenere le trasformazioni di grande scala necessarie per stabilizzare il clima, i paesi non solo devono inviare i giusti segnali politici e rispettare gli impegni finanziari sul clima, ma anche stabilire obiettivi di riduzione molto più audaci. I finanziamenti per il clima sono un investimento per il futuro. Non devono essere ostaggi di considerazioni di bilancio a breve termine”.

Il programma della giornata del 23 settembre prevede dunque una sfilata di “National Action & Ambition Announcements” a cui seguiranno discussioni tematiche e “Multilateral and Multi-stakeholder Action Announcements

Chi ha seguito le frustranti lentezze dei negoziati sul clima difficilmente porrà molta fiducia in colpi di scena nel Palazzo di Vetro a Manhattan. Come raccontato in un precedente post, la difficoltà ad aumentare impegni sono radicate in interpretazioni molto diverse del principio di equità che sta alla base della Convenzione sul Clima.

Proprio per cercare di creare un clima favorevole all’accordo, la settimana dal 22 al 28 settembre sarà la “settimana per il clima” di New York City, in cui si svolgeranno un centinaio di eventi diversi su questo tema, grazie al contributo di molti sponsor.

L’evento principale sarà la Marcia per il Clima del 21 settembre, dalle ore 11.30 (17.30 in Italia).

La mobilitazione è cresciuta molto nelle ultime settimane anche nel resto del mondo, e sono migliaia gli eventi di mobilitazione in tutto il mondo, molti organizzati dal Global Power Shift e da 350.org. Un centinaio circa gli appuntamenti in Italia, fra cui quelli promossi dal Coordinamento Power Shift Italia (dettagli su Climalteranti.it).

Testo di Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici al Politecnico di Milano.

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