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Iniziative internazionali

Green Cross: interessi aziendali dietro la detenzione russa degli attivisti di Greenpeace PDF Stampa E-mail

20131022_greenpeaceL’appello della nostra Ong per la liberazione dei 30 attivisti arrestati lo scorso 19 settembre nelle acque dell'Artico

La detenzione dei 30 attivisti di Greenpeace in Russia, che oramai dura da più di un mese, dimostra la scarsa considerazione di Mosca per le questioni globali che riguardano l’ambiente. Parole di disapprovazione arrivano dai vertici di Green Cross, che chiedono che vengano attivati tutti i canali diplomatici necessari per far decadere l’accusa di pirateria e consentire la liberazione dei militanti dell’associazione.

Secondo il presidente di Green Cross International Alexander Likhotalil messaggio principale che si cela dietro questo episodio è il fatto che, a fronte di accuse ridicole di pirateria, il sistema giudiziario russo venga utilizzato come strumento per garantire interessi aziendali, piuttosto che per preservare l’ambiente”.

Il noto attivista e fotografo Sebastian Copeland, membro del board di Global Green, la filiale statunitense di Green Cross, sottolinea come la regione artica sia uno dei sistemi naturali più a rischio, in virtù dei rapidi e irreversibili cambiamenti che sta subendo, che richiedono la conservazione urgente dell’area e non lo sfruttamento commerciale.

«I pericoli associati alle perforazioni petrolifere nella regione - dichiara Copeland - sono dell’ordine del 33 - 51 % per ogni piattaforma e le strategie di pulizia sono limitate a causa di un ambiente estremamente ostile».

«Fattori che non vengono presi in considerazione dai discutibili protocolli di sicurezza adottati da Gazprom - continua Copeland. Possiamo dire allora che gli attivisti di Greenpeace hanno agito nell’interesse della vita del pianeta e che pertanto non sono criminali».

Della stessa opinione anche il presidente Likhotal che aggiunge:«Gli attivisti di Greenpeace sono persone impegnate, preoccupate per la distruzione gratuita e la condizione di abbandono della regione artica. La loro detenzione è basata su accuse totalmente assurde e non serve a nulla, se non ad avvertire il mondo dell’atteggiamento sconsiderato che le autorità russe stanno avendo nei confronti del fragile ambiente artico. L’interesse di colossi economici e il favoritismo, invece che la legge e gli interessi nazionali, sono diventate le forze che trainano questo caso».

Bisogna aggiungere gli attivisti di Greenpeace e l’Artico alla lista delle “vittime” di questo sconsiderato atto, per il quale, secondo Likhotal, “il prestigio internazionale della Federazione Russa è stato gravemente danneggiato dal comportamento negligente delle autorità sul fronte della giustizia e dell’ambiente”.

21 OTT 2013

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