| Chernobyl, dopo 26 anni persiste la minaccia del nucleare |
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Green Cross a Chernobyl per ricordare il 26esimo anniversario della tragedia e sottolineare i rischi connessi all’energia nucleare 26 aprile 2012. Sono passati 26 anni dalla catastrofe della centrale nucleare di Chernobyl eppure, ancora oggi, milioni di persone vivono in ambienti pericolosi e migliaia soffrono di problemi di salute o si trovano in condizioni di disagio sociale ed economico. Sembra inverosimile che molti governi considerino ancora l’energia atomica e le tecnologie a essa correlate come una soluzione economicamente efficiente e affidabile. Il presidente di Green Cross International Alexander Likhotal è a Chernobyl insieme ad altri esperti della nostra Ong per condurre ulteriori studi sulle comunità colpite dalle radiazioni, dichiarare la permanenza dello stato di emergenza nucleare per Chernobyl e ricordare i pericoli di Fukushima, ribadendo la necessità di sviluppare forme più sicure di energia, come quella solare o eolica. Era il 26 aprile 1986 quando la centrale nucleare di Chernobyl, situata a nord-est rispetto alla capitale ucraina Kiev, esplose a causa di un errore umano. Le sostanze gassose e volatili vennero proiettate a considerevole altezza, formando una nube radioattiva che venne trasportata dai venti fuori confine, investendo ben presto i territori di Russia, Bielorussia e Moldavia e, successivamente, ampie fasce dell’Europa continentale. Oltre ai morti causati dall’esplosione iniziale, decine di migliaia di persone hanno sofferto e soffrono a causa degli impatti sanitari e sociali verificatisi a seguito dell’incidente. «La terribile eredità di Chernobyl - afferma Likhotal - aleggia ancora tra molte città e villaggi di Ucraina, Russia e Bielorussia offrendoci un ricordo indelebile della follia della tecnologia nucleare. Alla luce delle tragedie di Chernobyl e Fukushima, abbiamo ampie prove che testimoniano l’insicurezza del nucleare. Sicurezza e crescita economica possono e devono essere guidate da forme di energia capaci di contribuire a un futuro sostenibile».«Inoltre - continua il presidente Likhotal -, i presunti vantaggi economici della tecnologia nucleare vengono azzerati se pensiamo agli ingenti costi di costruzione, manutenzione, smantellamento e sicurezza militare degli impianti». Secondo uno studio condotto dalla nostra Ong sotto la direzione del professor Jonathan M. Samet, direttore dell’Institute for Global Health presso la University of Southern California, nei territori vicini a Chernobyl ci sono oltre 9,9 milioni di persone che tutt’oggi vivono in aree che presentano una contaminazione residua a seguito del disastro (in Bielorussia, il dato varia da 1,6 a 3,7 milioni di persone, in Russia da 1,8 a 2,7 milioni e in Ucraina da 1,1 a 3,5 milioni di persone). Nathalie Gysi, direttore esecutivo di Green Cross Svizzera, sottolinea come “gli studi condotti per valutare gli effetti delle radiazioni sulla salute umana mostrino valori costanti molto alti di casi di leucemia, cancro alla tiroide e altre malattie croniche”. Le organizzazioni di Green Cross in Svizzera e Ucraina sono impegnate da tempo sul campo con progetti destinati alle comunità in cui la tragedia di Chernobyl ha lasciato un impatto a lungo termine. Gli interventi della nostra Ong includono la realizzazione di campi di terapia, la predisposizione di servizi sanitari per il trattamento di malattie croniche e un mirato supporto sanitario e sociale a madri e bambini. 26 APR 2012 |






Green Cross a Chernobyl per ricordare il 26esimo anniversario della tragedia e sottolineare i rischi connessi all’energia nucleare
«La terribile eredità di Chernobyl - afferma Likhotal - aleggia ancora tra molte città e villaggi di Ucraina, Russia e Bielorussia offrendoci un ricordo indelebile della follia della tecnologia nucleare. Alla luce delle tragedie di Chernobyl e Fukushima, abbiamo ampie prove che testimoniano l’insicurezza del nucleare. Sicurezza e crescita economica possono e devono essere guidate da forme di energia capaci di contribuire a un futuro sostenibile».
