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Migranti, Green Cross ai giornalisti: “Serve senso di responsabilità” PDF Stampa E-mail
20180710_convegno-migranti-giornalisti-fnsiLe riflessioni a margine del convegno organizzato il 2 luglio a Roma nella sede della Fnsi

«Negli ultimi tempi anche il giornalista vede spesso svuotato il proprio mestiere e si trova ad inseguire, in una precarietà governata dal cottimo, ritmi e contenuti preconfezionati e omogeneizzati. Oppure deve districarsi tra veri e propri falsi confezionati ad arte per distorcere la realtà e influenzare l’opinione pubblica attraverso i nuovi mezzi di comunicazione del web. La vostra professione, ancora di più oggi, ha la “responsabilità sociale” di accompagnare il lettore a comprendere meglio realtà complesse
». È l’appello che il presidente di Green Cross Elio Pacilio ha rivolto ai giornalisti presenti al seminario “Migranti, quello che l’informazione non dice - cambiamenti climatici, giustizia ambientale e sociale”, organizzato il 2 luglio a Roma nella sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

All’incontro, realizzato nell’ambito del progetto “CREA Sénégal”, finanziato dal ministero dell’Interno per migliorare la produzione agricola delle comunità che vivono nella regione di Matam, sono intervenuti: Elio Pacilio (Green Cross), Valerio Calzolaio (giornalista e scrittore), Angela Caponnetto (Rai News), Maurizio Cossa (Asgi), Flavio Di Giacomo (Oim), Francesca Mannocchi (L’Espresso), Anna Meli (Carta di Roma), Carlotta Sami (Unhcr), Elena Seina (Green Cross).

Tra i temi trattati nei due panel è passato forte e chiaro un messaggio: raccontare il mondo migrante senza sentirlo, senza viverlo, equivale a distorcere l’informazione. Da qui l’invito rivolto agli operatori della comunicazione a non piegarsi a logiche faziose o partitiche, ad approfondire il contesto di riferimento e la complessità del reale e a prestare maggiore attenzione alla responsabilità etica e sociale nel racconto delle migrazioni.

20180710_convegno-migranti-giornalistiLa politica senza umanità scivola veloce verso il cinismo e l’avidità. Lo ha sottolineato Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, durante il convegno: «La grande illusione che si è riusciti a costruire, grazie a una comunicazione molto oculata e strategica ad alcune forze politiche, è che in Europa ci sia una condizione di povertà assoluta, peggiorata dall’arrivo di rifugiati e migranti. Si è arrivati a fare dei rifugiati e migranti una “valuta” da investire in ambito politico, per un ritorno in termini di voti e di potere e, allo stesso tempo, per non toccare il cuore del problema, che è invece la creazione di una forbice oramai insostenibile che separa i più ricchi, non solo da chi è povero, ma anche dai cittadini europei, che non si rendono conto di avere sempre meno accesso ai propri diritti, alla vita politica e alle decisioni che li riguardano».

Contro l’uso di stereotipi e generalizzazioni si è schierato anche Valerio Calzolaio, che nel suo intervento ha ribadito l’urgenza della sfida climatica: «Dal 2008 al 2015 203,4 milioni di persone nel mondo hanno lasciato la loro casa per cause ambientali o climatiche, una media di 25,4 milioni ogni anno. Nel 2015 ci sono stati 27,8 milioni di eco-profughi in 127 paesi, più delle popolazioni totali di New York, Londra, Parigi e Il Cairo messe insieme. E ogni anno il numero cresce. È necessario farsi carico di loro e attivare azioni di prevenzione mirata, di protezione e assistenza, oltre ad approvare uno strumento legale delle Nazioni Unite che riconosca i rifugiati climatici».

10 LUG 2017
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