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«Il mio nome è Anna - mi disse -, Anna Frank» PDF Stampa E-mail
20170127_facce-bambini-ebrei-giornata-della-memoriaGiornata della memoria. Ripercorriamo con Jacqueline Van Maarsen, la migliore amica di Anna Frank, una storia che appartiene a tutti noi

Stai andando in quella direzione anche tu?” Chiese la ragazza, indicando un ponte. “Possiamo tornare insieme, se ti va, d’ora in poi. Il mio nome è Anna, Anna Frank”. Con queste parole, nel 1941 iniziò un’intensa amicizia. Anna invitò subito Jacqueline a casa per conoscere i suoi genitori, Otto ed Edith, e la sorella maggiore, Margot. Da quel giorno le due divennero inseparabili. Parlavano di tutto, leggevano gli stessi libri e studiavano insieme. Giocavano a Monopoli, trascorrevano la maggior parte dei pomeriggi a casa Frank.

Anna scrisse questo nel suo diario: “Jacqueline Van Maarsen l’ho conosciuta appena al Liceo ebraico, e adesso è lei, la mia migliore amica”. (14 giugno 1942)

Poco dopo la famiglia Frank fu costretta a nascondersi mentre la madre di Jacqueline, di religione cristiana, riuscì a cancellare i nomi dei loro figli dal registro ebraico di Amsterdam, salvandoli  dall’Olocausto. «Mia madre aveva una personalità molto forte» - ricorda la signora Van Maarsen di quel periodo, pensando che anche i signori Frank fossero riusciti a mettersi in salvo, rifugiandosi in Svizzera, come del resto avevano lasciato credere a tutti. Scopri la verità solo quando il padre di Anna, l’unico superstite della famiglia, tornò ad Amsterdam nel 1945 e si mise in contatto con lei.

Otto Frank era intenzionato a pubblicare il diario di sua figlia, anche se nella prima versione tralasciò alcune parti del testo. «Del resto era un uomo dei primi del ‘900, quindi era chiaro che lui non potesse permettere la pubblicazione di alcune parti del diario. E ovviamente non voleva che sua madre venisse offesa dalla loro figlia».

20170126_intervista-giornata-della-memoria-jacqueline-e-anna-frank_02Jacqueline visitò la Casa di Anna Frank - oggi adibita a museo - nel 1947 insieme a Otto: «In quei momenti pensavo soprattutto a lui, al fatto che avesse perso l’intera france24.com famiglia».

All’inizio mantenne il riserbo sulla sua amicizia con Anna: «Non avevo sensi di colpa per essere ancora viva, anzi non capisco come alcune persone possano rammaricarsi di essere sopravvissuti alla guerra. Semplicemente, al contrario di altri, non ritenevo necessario che tutto il mondo sapesse che ero stata la migliore amica di Anna Frank. Ma quando ho scoperto che alcune persone “enfatizzavano” la loro amicizia o addirittura inventavano legami con Anna (con il consenso della Casa di Anna Frank) allora ho iniziato a scrivere il mio libro».

“La tua migliore amica Anna Frank” - tra gli scritti più recenti della Van Maarsen - è una versione per ragazzi che racconta la storia di questa bella amicizia. È stata pubblicata in Olanda e in Germania, ottenendo vari riconoscimenti, tra cui l’Ordine al Merito dello Stato federato della Renania Settentrionale-Vestfalia. «Ma in verità - ci tiene a sottolineare l’autrice - sono diventata scrittrice solo per difendere Anna. E per far questo, con mio grande rammarico, ho dovuto rinunciare alla professione di rilegatrice».

«A volte è stato difficile essere amica di Anna - continua -, era piuttosto gelosa quando frequentavo altre ragazze. E poi ero molto timida mentre lei amava parlare tanto. Però credo che non sia necessario avere delle cose in comune per essere migliori amici. Anzi, tempo dopo ho compreso come i nostri caratteri così diversi siano stati alla base della nostra amicizia».

20170126_intervista-giornata-della-memoria-jacqueline-e-anna-frank_03Oggi “Il diario di Anna Frank” è stato tradotto in 70 lingue e pubblicato in più di 60 Paesi. La storia della ragazza che giocava con Jacqueline ha appassionato gli adolescenti di tutto il mondo, divenendo per molti di essi il volto dell’Olocausto.

«Credo che il vero significato della nostra amicizia - conclude Van Maarsen - sia stato ben espresso da una signora in Germania, al termine di un mio discorso: “È stato molto intelligente da parte di Anna averla scelta come sua migliore amica, come se in fondo lei avesse sempre saputo che l’avrebbe difesa"».

E infatti, dal 1986, Jacqueline si è recata in diverse scuole del mondo per parlare di Anna Frank ai giovani. Ha scritto quattro libri su quest’amicizia e ogni volta che le si chiede di parlare a un evento o di rilasciare un’intervista, si domanda se Anna Frank avrebbe voluto che lo facesse, e la risposta è sempre stata sì.

In ogni libro, in ogni incontro, in ogni intervista, ha cercato di tenere fede alle parole che Anna le aveva scritto in una delle sue lettere: «Cara Jacque, sii sempre un raggio di sole e un tesoro di studentessa. Così con te, mia migliore amica, sarò sempre sincera. Ricorda la tua cara amica. Anna Frank».

20170126_intervista-giornata-della-memoria-jacqueline-e-anna-frank_0426 GEN 2017
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Intervista a cura di Anna Moccia

Si ringraziano la Casa editrice Cossee e Odette Jansen per il prezioso contributo
Le immagini sono screenshot del video YouTube caricato da Newsweek International
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