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Iniziative internazionali

L’arte di Terezín per la memoria della Shoah PDF Stampa E-mail

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La nostra intervista a Michaela Sidenberg, curatrice delle arti visive del Museo Ebraico di Praga, per la Giornata della Memoria

Erano in 15.000, per lo più bambini, ma solo un centinaio è sopravvissuto all’Olocausto. Nel ghetto di Terezín, 60 km da Praga, il più grande campo di concentramento della Cecoslovacchia della seconda guerra mondiale, gli ebrei reclusi erano in transito per essere spediti nei campi di sterminio più a Est. A testimoniare quel passaggio non ci sono foto cruente o fosse comuni, ma oltre 4.000 disegni e poesie, realizzati dai bambini durante quel periodo di sofferenza e oggi custoditi nel Museo Ebraico di Praga. Sono immagini e scritti che raccontano la storia e la vita dei più piccoli a Terezín e che ci permettono oggi di scoprire e rivivere le loro paure e le loro speranze.

In occasione della Giornata della Memoria, Green Cross Italia ha incontrato Michaela Sidenberg, responsabile delle arti visive del Museo Ebraico di Praga e curatrice di questo progetto espositivo.

Quanti disegni sono esposti nel museo? Rappresentano l’intera collezione?

La collezione dei disegni dei bambini di Terezín conservati nel Museo Ebraico di Praga conta 4.387 originali. È la più grande raccolta d’arte infantile risalente al periodo della Shoah ed è custodita in questo museo dalla fine della seconda guerra mondiale. Tra il 1945 e il 1994 la collezione ha subìto delle perdite secondarie, per via dei numerosi spostamenti legati alle mostre internazionali, ma dal 1994, con la restituzione del museo all’attuale comunità ebraica ceca, è stata riservata una maggiore attenzione a questo prezioso materiale. Oggi gli originali sono in mostra solo per un periodo molto limitato, a causa della loro estrema fragilità. Tuttavia, l’intera collezione è stata digitalizzata per cui è possibile attingere a questo vasto archivio di circa 6.000 immagini (alcuni dei disegni sono fronte-retro) per ricerche ed esposizioni. Dal primo semestre del 2015 la collezione sarà disponibile al grande pubblico anche sul web, grazie a nuovo un progetto che consentirà di effettuare un tour virtuale all’interno del museo.

Come è stato possibile che i disegni riuscissero a scampare alle ispezioni naziste? Chi li ha custoditi prima e dopo la guerra?

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Nonostante l’educazione dei bambini ebrei fosse vietata fin dai tempi dell’editto del 1940, che proibiva ai piccoli di frequentare la scuola, nel ghetto si ottenne il permesso di insegnare il disegno, il canto, l’artigianato. A queste materie fu man mano aggiunto, per quanto illegalmente, l’insegnamento delle lingue, della letteratura, della storia, dei fondamenti delle scienze naturali. In questo modo i bambini di Terezín ricevettero una formazione di prima qualità, poiché molti dei loro insegnanti, detenuti nel ghetto, erano tra i migliori scienziati e artisti dell’epoca. L’insegnante di disegno del ghetto era FriedlDicker-Brandeis, che nell’autunno del 1944 fu selezionata per una delle spedizioni di “liquidazione” verso Auschwitz. Lasciò soltanto due valigie piene di disegni eseguiti dai bambini: li aveva nascosti in una delle aule dei bambini, e non appena la guerra terminò, nel maggio del 1945, questi disegni furono portati al Museo Ebraico di Praga.

È possibile ricostruire la vita quotidiana nel campo di concentramento attraverso i disegni e gli altri materiali raccolti?

In qualità di curatrice della nuova esposizione permanente al Museo Ebraico di Praga, che sarà presentata tra pochi anni e che si concentrerà non solo sulla storia generale ma soprattutto sulle storie individuali e sull’eccezionale personalità dell’insegnante FriedlDicker-Brandeis e del suo metodo d’insegnamento, mi sto cimentando in questa impresa. Malgrado, per varie ragioni, non sia possibile una completa e fedele ricostruzione della vita all’interno del ghetto, possiamo però apprendere molto dall’archivio dei documenti, dai racconti orali, dalle interviste ai sopravvissuti che hanno avuto il privilegio di studiare con FriedlDicker-Brandeis, e dai disegni stessi.

Le scene di “normalità” che compaiono nei disegni dei bambini di Terezín, come i momenti di festa e le passeggiate con gli amici, rappresentavano un modo per evadere, per liberarsi dalla sofferenza?

Come FriedlDicker-Brandeis annotò in uno scritto sulla sua attività pedagogica nel ghetto, grande enfasi fu posta sull’effetto terapeutico delle lezioni di arte. Lo scopo principale dell’insegnamento dell’arte a Terezín era stabilire un programma scolastico alternativo in cui i bambini, strappati dalla sicurezza delle loro case e privati dell’educazione scolastica e dei legami sociali, potessero accedere a un sostituto educativo equivalente, che permettesse loro la crescita intellettuale ed emotiva e allo stesso tempo di mantenere o rafforzare le proprie abilità sociali.

Al contrario dei disegni, la maggior parte dei testi e delle poesie di Terezín sono estremamente realistici e pessimisti sul futuro. Qual è il motivo, secondo lei?

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Il ghetto di Terezín fu un campo di concentramento transitorio dove i detenuti, adulti e bambini, pativano la fame, le malattie, la mancanza di cure mediche ed ogni sorta di privazione, convivendo ogni giorno con il costante terrore di essere deportati più lontano, verso Est. Superfluo dire che in tali terribili condizioni vi era poco spazio per l’ottimismo, nonostante la propaganda nazista volesse ostentare un quadro luminoso di Terezín, come se fosse una città bucolica dove gli ebrei vivevano in relativa sicurezza e autonomia. Dall’altra parte, come apprendiamo dai lavori artistici realizzati nel ghetto e anche dalle testimonianze dei sopravvissuti, i detenuti nutrivano la speranza che la guerra finisse presto e si tornasse alla normalità. Questa speranza si rifletteva naturalmente in alcuni disegni dei bambini, che ritraevano scene semi-oniriche di marce di ritorno verso le loro case o verso la Palestina.

I disegni dei bambini di Terezín cessano di essere semplici disegni infantili e diventano testimonianza. Quanto è importante questa documentazione?

Ogni frammento di carta del periodo della Shoah rappresenta una testimonianza sui generis e i disegni dei bambini di Terezín realizzati tra il 1943 e il 1944 non fanno eccezione. Nonostante le loro creazioni siano state guidate principalmente dal bisogno di un’espressione artistica, esse includono naturalmente dettagli e osservazioni di enorme valore documentario, che non potevano essere illustrate attraverso memorie scritte.

Quali sono le iniziative in programma per la Giornata della Memoria?

Ci sono diverse attività che il Museo Ebraico di Praga avvia e organizza ogni anno per commemorare non solo l’anniversario della liberazione di Auschwitz, che ricorre il 27 gennaio, ma anche altre ricorrenze importanti legate alla storia della Shoah. Come l’8 marzo, che segna la liquidazione del cosiddetto “Familienlager”, il campo famiglia per gli ebrei cechi di Auschwitz-Birkenau, lo Yom Ha-Shoah, cioè la Giornata del ricordo dell’Olocausto che secondo il calendario ebraico cade il 27esimo giorno di Nissan, e ancora il 9 novembre, che ricorda la “Kristallnacht”, la Notte dei cristalli, durante la quale nel 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia furono distrutti e incendiati negozi e sinagoghe. In tali ricorrenze, il Museo Ebraico di Praga organizza non solo mostre ma anche concerti, lezioni, dibattiti, proiezioni di film e altre attività accessibili al grande pubblico. Inoltre, aiutiamo gli altri a organizzare programmi commemorativi ed educativi, prestando loro talvolta anche alcuni dei disegni dei bambini di Terezín.

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Intervista a cura di Anna Moccia, Patrizia Pallara e Juliet Angela Agu

Si ringrazia il Museo Ebraico per la gentile concessione delle immagini. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito web www.jewishmuseum.cz

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19 GEN 2014

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