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dossier-memoria-immaginiSelezione di immagini e frasi celebri sull'Olocausto

 

img-memoria01"La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dar diritto, far fare dei confronti, dar la possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni, delle scelte, perché credo che uno scrittore, un poeta, uno scienziato, un lettore, un agricoltore, un uomo, uno che non ha memoria è un pover’uomo. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita." Testimonianza di Mario Rigoni Stern, scrittore e deportato I.M.I. 1943


img-memoria02"Sapevamo bene cosa significava 'là dentro': era il campo di sterminio, dove eravamo finiti a lavorare nella cava. Salva sapeva cosa aveva visto e sopportato, e io sapevo cosa aveva visto lui. Ci sentivamo maledetti." Clara Sanchez, Il profumo delle foglie di limone

 

 

 

img-memoria03"La guardia ci ha detto di metterci in fila per due, con le pale sulle spalle, e di andare sulla collina. Ha detto che era un ordine del sindaco e che dovevamo ubbidire. Così ci ha portati proprio in cima alla collina, dov’era più forte il gelo e la bufera, e ci ha ordinato di lavorare; ma lui è andato a mettersi in una casa, dopo averci detto di lavorare fino al tramonto. Noi piangevamo dal freddo, tutti abbiamo dovuto stare fino al tramonto finché lui non è tornato a prenderci." David Rubinowicz, Il diario di David Rubinowicz


img-memoria04"Auschwitz è patrimonio di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni". Marta Ascoli, Auschwitz è di tutti

 

 

 

 

img-memoria05"Che cosa fosse davvero il campo di concentramento di Dachau cominciammo a capirlo dall’alba del nuovo giorno. Alle sei del mattino il suono acuto e molesto di un fischietto ci fece la sveglia. Ci alzammo dal nudo pavimento di un enorme stanzone nel quale eravamo stati alloggiati la sera precedente e dove dormimmo l’uno sull’altro per farci caldo a vicenda. Avevamo le ossa dolenti, le borse sotto gli occhi, i volti tumefatti." Mariano Paolozzi, Dachau e ritorno

 

 

img-memoria06"Mentre, liberatomi infine dalla mia lercia divisa e indossati panni civili, puliti, senza alcun contrassegno infamante, mi allontanavo da Bergen Belsen su un camion della Croce Rossa, capii che altrove, in una dimensione a me preclusa, si era giocata una partita a scacchi la cui posta e le cui perdite erano incalcolabili. - Mi stupii che tutt’attorno la natura fosse rimasta indifferente, e che ci fosse ancora un maggio come quelli della mia infanzia. - Per la prima volta il sole non era più offuscato dal fumo dei forni crematori e, tra le basse dune di sabbia, la brezza riavviava i radi cespugli di erica della landa di Luneburg." Paolo Maurensig, La variante di Luneburg


img-memoria07"Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovar da mangiare, mentre non vale l’inverso. – Ma la guerra è finita, - obiettai: e la pensavo finita, come molti in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi. - Guerra è sempre, - rispose memorabilmente Mordo Nahum." Primo Levi, La tregua


img-memoria08"In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: 'Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia'." Luis Sepúlveda, Le rose di Atacama


 

 

img-memoria09"Avevano una lista di nomi di prigionieri in partenza. Lessero anche i nostri nomi: - Tenetevi pronti che siete destinati ai campi di rieducazione in Germania. Verso le undici e mezza ci han tirato fuori dalle celle, ci han caricato su dei camion e ci hanno portati alla stazione centrale. Caricati su vagoni bestiame, piombati, e via." Testimonianza di Athos Gori, deportato campo di sterminio Gusen 1 nel 1943

 

 

img-memoria10"Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga." Primo Levi, Se questo è un uomo

 

 

 

 

 

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A cura di Anna Moccia e Piera Boca

Foto 1

 

Che cosa fosse davvero il campo di concentramento di Dachau cominciammo a capirlo dall’alba del nuovo giorno. Alle sei del mattino il suono acuto e molesto di un fischietto ci fece la sveglia. Ci alzammo dal nudo pavimento di un enorme stanzone nel quale eravamo stati alloggiati la sera precedente e dove dormimmo l’uno sull’altro per farci caldo a vicenda. Avevamo le ossa dolenti, le borse sotto gli occhi, i volti tumefatti.

 

Mariano Paolozzi, Dachau e ritorno

 

 

Foto2

 

Sapevamo bene cosa significava “là dentro”: era il campo di sterminio, dove eravamo finiti a lavorare nella cava. Salva sapeva cosa aveva visto e sopportato, e io sapevo cosa aveva visto lui. Ci sentivamo maledetti.

 

Clara Sanchez, Il profumo delle foglie di limone

 

 

Foto 3

 

La guardia ci ha detto di metterci in fila per due, con le pale sulle spalle, e di andare sulla collina. Ha detto che era un ordine del sindaco e che dovevamo ubbidire. Così ci ha portati proprio in cima alla collina, dov’era più forte il gelo e la bufera,k e ci ha ordinato di lavorare; ma lui è andato a mettersi in una casa, dopo averci detto di lavorare fino al tramonto. Noi piangevamo dal freddo, tutti abbiamo dovuto stare fino al tramonto finché lui non è tornato a prenderci.

 

David Rubinowicz, Il diario di David Rubinowicz

 

 

Foto 4

 

Auschwitz è patrimonio di tutti. Nessuno lo dimentichi, nessuno lo contesti. Auschwitz rimanga luogo di raccoglimento e di monito per le future generazioni.

 

Marta Ascoli, Auschwitz è di tutti

 

Foto 5

 

La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dar diritto, far fare dei confronti, dar la possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni, delle scelte, perché credo che uno scrittore, un poeta, uno scienziato, un lettore, un agricoltore, un uomo, uno che non ha memoria è un pover’uomo. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita.

 

Testimonianza di Mario Rigoni Stern, scrittore e deportato I.M.I. 1943

 

Foto 6

Mentre, liberatomi infine dalla mia lercia divisa e indossati panni civili, puliti, senza alcun contrassegno infamante, mi allontanavo da Bergen Belsen su un camion della Croce Rossa, capii che altrove, in una dimensione a me preclusa, si era giocata una partita a scacchi la cui posta e le cui perdite erano incalcolabili.- Mi stupii che tutt’attorno la natura fosse rimasta indifferente, e che ci fosse ancora un maggio come quelli della mia infanzia.- Per la prima volta il sole non era più offuscato dal fumo dei forni crematori e, tra le basse dune di sabbia, la brezza riavviava i radi cespugli di erica della landa di Luneburg.

 

Paolo Maurensig, La variante di Luneburg

 

Foto 7

 

Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovar da mangiare, mentre non vale l'inverso. – Ma la guerra è finita, – obiettai: e la pensavo finita, come molti in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi. – Guerra è sempre, – rispose memorabilmente Mordo Nahum.

 

Primo Levi, La tregua

 

 

Foto 8

 

In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l'aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: “Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia stori”.

 

Luis Sepúlveda, Le rose di Atacama

 

 

Foto  9

 

Avevano una lista di nomi di prigionieri in partenza. Lessero anche i nostri nomi: - Tenetevi pronti che siete destinati ai campi di rieducazione in Germania. Verso le undici e mezza ci han tirato fuori dalle celle, ci han caricato su dei camion e ci hanno portati alla stazione centrale. Caricati su vagoni bestiame, piombati, e via.

 

Testimonianza di Athos Gori, deportato campo di sterminio Gusen 1 nel 1943

 

 

Foto 10

 

Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.

 

Primo Levi, Se questo è un uomo

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