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| Biodiversità, obiettivo fallito. Lo afferma un rapporto dell’Unep |
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Arrivato alla terza edizione e pubblicato nel quadro della Convenzione sulla Diversità Biologica, il rapporto "Global Biodiversity Outlook" conferma che il mondo ha fallito nel raggiungimento degli obiettivi che si era dato, di ridurre significativamente il tasso di perdita di biodiversità entro il 2010. Basato su valutazioni scientifiche, rapporti nazionali presentati dai singoli governi e su uno studio degli scenari futuri, il documento risulta tra i più significativi prodotti nell’ambito dell’Anno Internazionale della Biodiversità. Secondo gli autori, un gruppo interdisciplinare di scienziati provenienti da realtà governative, inter-governative e non governative, diventa sempre più probabile un’ulteriore perdita di biodiversità e con essa la drammatica riduzione dei servizi essenziali per la società umana. Notevoli, secondo gli esperti, i potenziali punti critici (tipping points), oltre i quali sarà difficile, se non impossibile, ripristinare lo stato produttivo originale del “sistema Terra”. E gli esempi sono tanti: il deterioramento di grandi aree della foresta amazzonica, causato dall’impatto dei cambiamenti climatici, dalla deforestazione e dagli incendi; il passaggio di numerosi laghi a uno stato “eutrofico”, che porta a una significativa riduzione del valore culturale e economico dei bacini idrologici e a una moria dei pesci; il collasso degli ecosistemi corallini, dovuto all’acidificazione degli oceani combinata al riscaldamento delle acque, che porta allo sbiancamento dei coralli, alla pesca non sostenibile e all’inquinamento da nutrienti, minacciando i mezzi di sostentamento per centinaia di milioni di persone che dipendono direttamente dalle risorse delle barriere coralline. Nel rapporto viene spiegato altresì come queste conseguenze siano evitabili se verranno intraprese azioni effettive e coordinate per ridurre la pressione esercitata sulla biodiversità. Si sottolinea come le due sfide delle perdita di biodiversità e del cambiamento climatico siano fortemente connesse e che pertanto debbano essere portate all’attenzione degli attori politici con uguale priorità e in stretto coordinamento. Conservare la biodiversità – così si dichiara nel testo - può aiutare a ridurre le emissioni di gas serra e a rendere gli ecosistemi più resilienti, cioè capaci di “auto-ripararsi” dopo un danno. In questo modo sarà più facile adattarsi all’inevitabile cambiamento climatico. Le nuove strategie di riduzione della perdita di biodiversità dovranno essere basate sulle cause del mancato raggiungimento dell’obiettivo per il 2010. Occorrerà tenere conto soprattutto delle cause indirette, come ad esempio i processi produttivi, l’impatto del commercio e l’aumento demografico. Tra i fattori chiave da prendere in considerazione per una futura strategia di riduzione della perdita di biodiversità: l’utilizzo degli incentivi di mercato per minimizzare l’uso insostenibile delle risorse, la pianificazione strategica per riconciliare lo sviluppo con la conservazione della biodiversità e il mantenimento dei servizi forniti dagli ecosistemi, il recupero degli ecosistemi per salvaguardare i servizi essenziali alla società umana, la comunicazione e educazione per garantire che ognuno capisca il valore della biodiversità e cosa si possa fare per proteggerla, inclusi i cambiamenti nelle abitudini personali. Secondo il rapporto non è possibile continuare a vedere la perdita di biodiversità come una questione separata dagli interessi principali della società. Obiettivi quali la riduzione della povertà, il miglioramento delle condizioni di salute, il benessere, la sicurezza delle generazioni presenti e future potranno essere raggiunti solo si darà alla biodiversità la priorità che merita. Per ulteriori dettagli e il rapporto completo clicca qui |






Allarme biodiversità. Le Nazioni Unite avvertono che gli obiettivi fissati per il 2010 saranno ampiamente disattesi
