Madeleine Albright Un’alleanza mondiale per l’acqua

Senz’acqua le società si indeboliscono e la gente muore. Si tratta di una risorsa indispensabile, ma con la crescita della popolazione e delle varie economie le riserve mondiali di acqua dolce sono sempre più sotto pressione. Se non si provvederà in modo adeguato, la scarsità d’acqua diventerà una fonte cospicua di conflitti e un blocco sulla strada del progresso economico e sociale.

Ho constatato di persona le tensioni provocate dall’insicurezza circa l’approvvigionamento idrico nelle regioni aride del Medio Oriente e dell’Africa, negli altipiani spazzati dal vento dell’Asia centrale e nelle popolose città dell’Asia meridionale e della Cina. All’inizio del millennio, nel mondo oltre due miliardi di persone vivono in paesi afflitti in varia misura da carenza d’acqua e oltre un miliardo non ha accesso ad acqua potabile sicura.

La buona gestione del patrimonio idrico rappresenta una sfida tecnica, ma anche diplomatica. Le nuove tecnologie e i nuovi strumenti di analisi possono aiutarci a ridurre gli sprechi, a limitare l’inquinamento e a distribuire l’acqua in modo più efficiente. Ma per essere efficace, la gestione va fatta a livello di bacini idrografici o imbriferi e ciò esige che i paesi che condividono le risorse collaborino tra loro per utilizzarle in modo saggio. Il che impone a sua volta interventi diplomatici efficaci.

Nell’aprile del 2002, in osservanza della Giornata della Terra, ho proposto di costituire una “Alleanza mondiale per la protezione delle acque nel XXI secolo”. L’obiettivo era aumentare la consapevolezza e trovare sostegni per una strategia mirata alla migliore gestione delle risorse idriche mondiali.

Il nostro primo passo dovrebbe essere incoraggiare le autorità delle regioni più importanti allo sviluppo di solidi progetti per la gestione idrica a livello territoriale. In alcuni casi questo richiederà la collaborazione intorno al problema dell’acqua da parte di popolazioni solitamente ostili tra loro su altre questioni. Si tratta di problemi che devono essere trattati dai diretti interessati a livello locale, ma la nostra presenza è necessaria per sostenerne gli sforzi.

In secondo luogo, la comunità internazionale dovrà essere preparata a fornire un sostegno sostanzioso e ben coordinato ai progetti formulati dai vari leader locali. Ciò è particolarmente importante nelle zone meno sviluppate del mondo, dove occorre aiutare i vari paesi a dotarsi di tecnologie più efficaci e ad utilizzarle.

In terzo luogo, dobbiamo garantire che la costruzione e altri progetti di sviluppo sostenuti da istituti finanziari internazionali e da organismi privati prevedano solide procedure per la gestione idrica.

In quarto luogo, dobbiamo incoraggiare il dialogo internazionale su una gestione saggia e ragionevole dell’acqua. La discussione dovrà comprendere i temi controversi dei sussidi e della definizione delle tariffe e dovrà promuovere la partecipazione di scienziati, economisti, tecnici, responsabili pubblici e rappresentanti delle comunità agricole e imprenditoriali.
Infine, dobbiamo fare tutto il possibile per educare le popolazioni all’importanza di una corretta gestione idrica. Non possiamo continuare a sprecare questa preziosa risorsa né attendere che la competizione per la conquista dell’acqua diventi una minaccia alla stabilità e alla pace internazionale.

Per mettere a segno una strategia globale per la protezione del patrimonio idrico occorreranno molti anni e il sostegno degli abitanti di tutti i continenti. Ma ci sono pochi compiti importanti quanto la garanzia di una fornitura adeguata di acqua pulita. Gli Stati Uniti sono profondamente impegnati in questo obiettivo e per raggiungerlo sono pronti a lavorare in stretta collaborazione con altri governi. Il benessere del nostro pianeta e la salute delle generazioni a venire dipendono dal successo di questo nostro impegno.

Madeleine K. Albright
ex Segretario di Stato USA

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