La pace nell’acqua

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L'acqua è vita

L’acqua, come la religione e l’ideologia, ha il potere di muovere milioni di persone. Sin dalla nascita della civiltà umana, i popoli si sono trasferiti in prossimità dell’acqua.
I popoli si spostano quando l’acqua è troppo scarsa e quando ce n’è troppa.
I popoli viaggiano sull’acqua. I popoli scrivono, cantano, danzano e sognano l’acqua.
I popoli combattono per l’acqua e tutti, in ogni luogo e ogni giorno, ne hanno bisogno.
Ne abbiamo bisogno per bere, per cucinare, per lavare, per l’agricoltura, per le industrie, per l’energia, per i trasporti, per i riti, per il divertimento, per la vita. E non siamo soltanto noi esseri umani ad averne bisogno: ogni forma di vita dipende dall’acqua per la propria sopravvivenza.

Ma oggi siamo sull’orlo di una crisi idrica mondiale. Le due più significative eredità lasciateci dal XX secolo (l’esplosione demografica e quella tecnologica) hanno preteso un tributo in termini di risorse idriche. Oggi molte più persone soffrono per la carenza di acqua potabile rispetto a venti anni fa; stiamo esaurendo e inquinando un numero sempre maggiore di sorgenti d’acqua dolce. Le moderne tecnologie ci hanno permesso di sfruttare una gran quantità dell’acqua mondiale per usi energetici, industriali e agricoli, ma spesso a un terribile prezzo per la società e per l’ambiente, e molte pratiche tradizionali per la salvaguardia delle acque sono state abbandonate lungo la strada. La maggior parte delle soluzioni della crisi deve essere elaborata e attuata a livello locale, sempre tenendo presente che l’acqua non deve essere data per scontata, né diventare proprietà di gruppi particolari per esigenze particolari.

L’acqua è il più importante elemento necessario affinché a ognuno sia assicurato il diritto umano universale “a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia” (articolo 25, Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo). Senza la possibilità di utilizzare acqua pulita, la salute e il benessere non solo sono seriamente messi in pericolo, ma diventano impossibili: le persone che non dispongono di rifornimenti idrici di base vivono nel degrado e nell’impoverimento, con scarse possibilità di creare un futuro migliore per i loro figli.

Dobbiamo riconoscere che l’acqua pulita è un diritto umano e così facendo accetteremo la nostra responsabilità a livello mondiale per far sì che la previsione di un mondo in cui, entro 25 anni, due persone su tre dovranno affrontare problemi idrici, si dimostri errata. A questo proposito, il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ci chiede di affrontare la minaccia di una catastrofica crisi idrica e di contrastare tali fosche previsioni adottando un nuovo spirito di condotta. Fare altrimenti significherebbe un vero crimine e per questo la storia giustamente giudicherà con asprezza le attuali generazioni.

La crescita della popolazione mondiale deve essere considerata non solo come una delle cause della crisi idrica, ma anche come la fonte della sua soluzione, come evidenziato dall’ex presidente delle Filippine, Fidel Ramos, portando l’esempio dell’enorme potenziale di energia umana dell’Asia sud-orientale. La solidarietà umana è l’unica forza in grado di affrontare un compito di questa entità. Deve esserci solidarietà a livello di governo internazionale e regionale, deve esserci solidarietà tra i vari settori e i partecipanti; e deve esserci la volontà politica tra i governi di lavorare in buona fede sia con le nazioni confinanti sia con il proprio popolo. A queste persone, compresi i gruppi spesso emarginati come le donne e i minori, bisogna dare voce e anche le informazioni e i mezzi necessari per farsi sentire.

Senza la sicurezza idrica, la stabilità sociale, economica e nazionale è messa in pericolo. Questo assume aspetti più drammatici nei luoghi in cui l’acqua scorre attraversando i confini e diviene cruciale nelle regioni di tensione religiosa, territoriale o etnica. In alcuni casi, come tra India e Pakistan a proposito del fiume Indo, la riuscita cooperazione in materia di risorse idriche può essere citata come prova che anche gli Stati con relazioni difficili possono lavorare insieme. In altri casi, non sono ancora state colte le opportunità di miglioramento delle relazioni regionali offerte dalla presenza di un corso d’acqua in comune. La valle del Giordano, condivisa dalle popolazioni di Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano, ne è un esempio.

Sin dall’antichità, l’acqua ha rappresentato un problema fondamentale di sicurezza nelle aride terre del Medio Oriente. La distribuzione, l’uso e i diritti sulle sempre più scarse risorse idriche di questa instabile regione restano questioni delicate e potenzialmente esplosive. Inoltre, la questione dell’acqua è fondamentalmente messa in disparte o occultata nei convenzionali negoziati di pace. Hanan Sher del Jerusalem Post fa luce sui travagli e sulle tribolazioni incontrati sulla strada per la conquista dell’acqua per la pace nel Medio Oriente, una strada che io stesso ho recentemente rivisitato. All’inizio di quest’anno mi sono incontrato con il primo ministro Barak, il presidente Arafat e il re Abdullah di Giordania, e ho ottenuto il loro impegno a collaborare con la mia organizzazione, Green Cross International e i nostri partner, il Centre for Middle East Peace e Economic Cooperation (Centro per la cooperazione economica e la pace in Medio Oriente), per trovare soluzioni alla crescente crisi idrica della regione.

I tre leader hanno esplicitamente riconosciuto che non possono esserci soluzioni unilaterali ai loro problemi per le acque transfrontaliere. Questo vale per il Medio Oriente come per i corsi d’acqua condivisi da Stati Uniti e nazioni confinanti. In tutti i 261 bacini idrografici internazionali del mondo, la gestione congiunta deve basarsi su un sistema di effettiva interdipendenza; una condivisione piuttosto che una limitazione della sovranità di ciascuna nazione.

Anche se i conflitti armati tra gli stati a causa dell’acqua sono improbabili, bisogna ricordare che questi non sono gli unici tipi di conflitti che le società con carenze idriche devono affrontare. I conflitti interni tra gruppi etnici, regioni, utenti e piccole comunità possono effettivamente insorgere per motivi legati all’acqua. La cooperazione tra stati è fondamentale per la ricerca di soluzioni idriche a livello regionale. Quando tali soluzioni non sono facilmente raggiungibili, devono essere disponibili la mediazione e il supporto internazionale. A tal fine è stato avviato un movimento dal sottosegretario di Stato Madaleine Albright con l’istituzione di una Global Alliance for Water Security (Alleanza mondiale per la sicurezza idrica).

Nella maggioranza dei casi, tuttavia, le soluzioni pratiche necessarie sono a livello locale, per riflettere la specifica natura geografica e culturale dell’impiego delle acque. È ormai finito il periodo della Guerra fredda, quando il principio “quanto più è grande, tanto è meglio” sollecitava la costruzione di 45.000 grosse dighe in tutto il mondo. Questa sconsiderata interferenza nella natura ha lasciato una terribile eredità, non ultima nella mia terra dove migliaia di acri di terra fertile sono andati perduti, e le catastrofi prodotte dall’uomo come nella regione del lago d’Aral causano sofferenze incalcolabili.

Gli articoli forniti da Kader Asmal della World Commission on Dams (Commissione mondiale per le dighe) e dall’esperto di problemi idrici Anil Agaewal vanno alla ricerca di una via verso una nuova era in cui le considerazioni sociali e ambientali abbiano la precedenza e in cui i vantaggi delle grosse costruzioni come le dighe siano messi in discussione. Gli Stati Uniti, la seconda nazione con il maggior numero di dighe dopo la Cina, ne stanno già abbattendo molte; altrove, in particolare nei paesi in via di sviluppo, la domanda che si pone riguarda il modo in cui offrire i vantaggi forniti dalle dighe attraverso altre iniziative, come la raccolta dell’acqua piovana e la gestione della domanda.
In molte zone del mondo questa è l’unica acqua disponibile

Al centro del problema c’è il valore che attribuiamo ai diversi impieghi dell’acqua. Ancora una volta, non esiste un progetto valido a livello universale, ma è chiaro che non è auspicabile nessuna delle due posizioni estreme, l’una che sostiene che l’acqua deve essere gratuita per tutti e l’altra che spinge per la determinazione del prezzo in base al costo pieno per tutte le forniture idriche. Dobbiamo ricordare che il valore e il prezzo dell’acqua sono due cose assai differenti; è un elemento che deve essere usato in modo efficiente, ma deve essere disponibile per il sostentamento di tutti, compresi gli ecosistemi naturali. Questo rende la determinazione del prezzo dell’acqua una questione complessa, come desumiamo dalle opinioni sull’argomento di Ismail Serageldin, presidente della World Commission on Water (Commissione mondiale per l’acqua), e di Douglas B. MacDonald.

Dobbiamo quindi affrontare un’enorme sfida. Fortunatamente abbiamo un passato di grandi sfide risolte usando l’immaginazione e la nostra incontenibile capacità di adattamento. Per essere certi di muoverci nella giusta direzione, dobbiamo permettere alle nostre conoscenze, alle nostre esperienze e alle nostre istituzioni di metterci in pari con il travolgente progresso della scienza e della tecnologia e imparare come diventare buoni vicini l’uno per l’altro e buoni ospiti dell’ambiente naturale.

Proprio così come siamo mossi dall’acqua, dobbiamo muoverci rapidamente per salvarla.

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