Gorbaciov: un mondo senza armi nucleari

mikhail gorbachev

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Hiroshima, 12-14 November 2010 – Dichiarazione di Mikhail Gorbaciov raccolta in occasione dell’undicesimo “World Summit of Nobel Peace Laureates”

Il Nobel Peace Laureates Summit di Hiroshima è un evento di particolare significato. La sede stessa vuole sollecitare la nostra responsabilità, il nostro dovere come Premi Nobel, che è quello di lavorare per un mondo più giusto, più umano e più sicuro. E questo, naturalmente, significa un mondo senza armi nucleari.

Sin da quando le prime armi nucleari hanno fatto la loro apparizione, si è discusso sulla necessità della loro abolizione. Sono state pronunciate miliardi di parole, così come sul disarmo nucleare sono stati scritti decine di migliaia di libri, discorsi e articoli. Ma è ora che il divario tra parole e fatti, così tipico del XX secolo e sfortunatamente anche del XXI secolo, si fa più ampio.

Il dibattito di questo forum dovrebbe aiutare i Premi Nobel ad analizzare la situazione attuale, per chiarire la nostra posizione e pesare le argomentazioni che presenteremo al pubblico.

Il problema dell’eliminazione delle armi nucleari ha dimensioni morali, giuridiche e pratiche. Sono convinto che, come Premi Nobel per la pace, dobbiamo soprattutto prendere una posizione morale. Le armi nucleari sono inaccettabili sia per la loro singolare disumanità, sia per la loro capacità di distruggere la civiltà umana come la conosciamo. Tali armi non sono mai esistite prima e non devono esistere.

Per  molti anni le armi nucleari sono stati prodotte, perfezionate e stoccate su una scala veramente incredibile. Cosa ancor più grave è che concetti e dottrine militari le ritengano un legittimo mezzo di combattimento. La corsa agli armamenti nucleari ha portato alla produzione di decine di migliaia di armi nucleari per tutte le tipologie di guerra – strategiche, tattiche e battaglie – e il processo di disarmo nucleare ha potuto avere inizio solo dopo che i leader delle due maggiori potenze nucleari hanno mostrato la volontà politica di volerlo avviare.

Abbiamo bisogno di rompere il circolo vizioso del “nuclear thinking” e di prendere una posizione morale che è sempre stata chiara per la maggior parte dei cittadini. Questa posizione è stata tradotta in parole semplici, inusuali nella diplomazia, incluse nella Dichiarazione Congiunta (Joint Statement) dei leader dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti, adottata a Ginevra nel novembre 1985, esattamente venticinque anni fa: “una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta”.

Questa proposizione combina moralità e politica – qualcosa che molte persone avevano considerato e ritengono ancora impossibile.

Procedendo da tale principio, abbiamo bisogno di intraprendere azioni pratiche. Infatti, se la guerra nucleare era inconcepibile e inammissibile, questa doveva essere resa impossibile e, in definitiva, l’unico modo per renderla impossibile era di ridurre e distruggere le enormi scorte di armi nucleari che si erano accumulate.

Credo che dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo riusciti a raggiungere entro un così breve lasso di tempo: in conformità con gli accordi internazionali, come i trattati INF e START tra Stati Uniti e Unione Sovietica o ancora l’accordo per eliminare la maggior parte delle armi nucleari tattiche, migliaia di testate sono stati smantellate e distrutte e alcune tipologie di armi nucleari hanno cessato di esistere. Dobbiamo anche lodare azioni quali l’eliminazione dell’arsenale nucleare in Sud Africa e la decisione di Bielorussia, Ucraina e Kazakstan di rinunciare alle armi nucleari che possedevano dopo la dissoluzione dell’URSS.

Eppure, dobbiamo anche constatare che, dopo la fine della Guerra Fredda, il processo di disarmo nucleare è rallentato. Il trattato che mette al bando gli esperimenti nucleari non è stato ancora ratificato e il numero delle potenze nucleari è cresciuto. Tutto ciò rende necessario ribadire la posizione morale di condannare le armi nucleari e di ricordare a tutti che, finché tali armi esistono ci sarà anche la possibilità che cominci una guerra nucleare, sia essa per disegno o per incidente.

Desidero far notare che, come Premi Nobel, abbiamo assunto questa posizione, l’unica corretta e giusta in tutti questi anni, per ricordare ai leader delle potenze nucleari la loro responsabilità.

Quest’anno abbiamo assistito a un evento che potrebbe segnare la ripresa del processo per il disarmo nucleare. Riguarda la firma da parte dei presidenti Medvedev e Obama al nuovo trattato START per il quale dovremmo chiedere la rapida ratifica. È in gioco un accordo importante. Se la lobby delle armi nucleari riesce a far deragliare la ratifica, sarà un brutto colpo per il Trattato di non-proliferazione nucleare, i cui obblighi, come abbiamo sempre insistito, sono vicendevoli e riguardano sia gli Stati “non-nucleari”, quale pegno di rinuncia alle armi nucleari, sia gli Stati “nucleari”, che s’impegnano per il disarmo nucleare.

L’obiettivo concreto, a medio termine, dovrebbe essere quello di avere altre potenze nucleari che aderiscano al processo di disarmo nucleare e riducano le scorte a un livello minimo, cioè a una dozzina di testate. Anche se ciò, tuttavia, dovrebbe essere solo una soluzione intermedia nel cammino verso la completa eliminazione delle armi nucleari.

Così come noi lavoriamo a misure concrete per ridurre le armi nucleari, la loro abolizione deve rimanere il nostro obiettivo finale. Quindi dobbiamo sostenere l’iniziativa del Segretario generale delle Nazioni Unite di iniziare a lavorare per una convenzione universale o un trattato che vieti l’uso, lo sviluppo, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle armi nucleari e delle tecnologie e componenti a esse correlate.

E mentre stiamo assumendo una posizione morale e chiediamo il divieto e l’eliminazione delle armi nucleari, dobbiamo anche essere realisti e vedere gli ostacoli che si trovano sulla strada per raggiungere il nostro obiettivo.

Le armi nucleari sono ancora integrate nelle politiche di sicurezza e nella pianificazione strategica degli Stati “nucleari”. Praticamente questi non solo guardano le armi nucleari come l’ultima garanzia di “sicurezza” ma le vedono anche come una misura del loro peso geopolitico nel mondo.

Tutto ciò inevitabilmente influenza le altre nazioni politiche. Pertanto c’è un costante pericolo di una nuova corsa agli armamenti o della comparsa di nuovi tipi di armi, in particolare delle armi spaziali, così come della crescita dei budget militari o del commercio delle armi. Inoltre, gli sforzi di un Paese o di un gruppo di Paesi per conseguire una superiorità nelle armi convenzionali sono incompatibili con un mondo libero dalle armi nucleari. La Dichiarazione Congiunta adottata a Ginevra nel 1985 ha dichiarato che URSS e Stati Uniti non intendono chiedere una superiorità militare. Tuttavia, dopo la fine della Guerra Fredda, abbiamo assistito ad accumuli di forze convenzionali da parte degli Stati Uniti, oltre al loro utilizzo in un certo numero di regioni.
Non mi resta, quindi, che ripetere quanto detto qualche tempo fa: la superiorità militare assoluta di una nazione sarebbe un ostacolo insormontabile nel cammino verso un mondo libero dalle armi nucleari. Per questo motivo è importante, così come noi ci sforziamo per il disarmo nucleare, insistere sulla smilitarizzazione delle relazioni internazionali e del pensiero politico, sulla necessità di ridurre i budget militari, di contenere gli scambi di armi e di evitare lo sviluppo di nuovi tipi di armi.

Il militarismo, la dolorosa eredità del XX secolo, che in passato ha portato più volte il nostro Pianeta sull’orlo della catastrofe, deve essere sempre relegato al passato, mentre il principio della risoluzione pacifica delle controversie deve diventare la norma imperativa delle relazioni internazionali. È solo allora che un mondo senza armi nucleari potrà essere sicuro e giusto.

Oggi, le principali sfide al futuro dell’umanità sono la minaccia dei drammatici cambiamenti climatici, il degrado dell’ambiente, la massiccia povertà che genera flussi migratori ed estremismi, il fallimento dello Stato, malattie ed epidemie, la criminalità organizzata, il traffico di stupefacenti e le massicce violazioni dei diritti umani. Non esistono risposte militari a quelle sfide.

Per queste osservazioni ho voluto proporre un approccio che, seppur basato su una posizione morale, è anche realistico nei confronti dei problemi che dobbiamo affrontare oggi. Credo che un approccio di questo tipo potrebbe fornire una guida per le nostre azioni dei prossimi anni e mi auguro che ciò si rifletta anche nell’appello dei leader mondiali e dei cittadini.

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