NOI & ARMANI

Giorgio Armani
Molto attento ai problemi collegati all’ambiente e in particolare all’acqua, il noto stilista Giorgio Armani ha deciso di impegnarsi personalmente per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle risorse idriche e di sostenere il nostro progetto SWGS, supportando gli interventi in alcuni villaggi del Ghana e della Bolivia. Questo permetterà di donare ai bambini di Ghana e Bolivia e alle loro comunità le infrastrutture atte a fornire milioni di litri d’acqua potabile ogni anno.
Grazie alla campagna di solidarietà Acqua for Life, l’acqua potabile è già stata resa disponibile in 16 comunità e si prevede il completamento di altri 18 villaggi entro fine anno.
Di seguito, un estratto dell’intervista rilasciata da Giorgio Armani e pubblicata dal mensile Vanity Fair.
Signor Armani, è la prima volta che si assume l’impegno di una campagna così importante?
«Sono sempre stato molto consapevole dei problemi collegati all’ambiente e in particolare all’acqua, l’elemento più prezioso ed essenziale per la nostra vita. Quest’anno ho deciso di dedicarmi a una campagna su larga scala assieme all’Unicef, negli Stati Uniti, e a Green Cross International nel resto del mondo. Si tratta di un’iniziativa straordinaria che spero stimolerà davvero gran parte dell’opinione pubblica».
Perché ha scelto l’acqua invece che un’altra forma di aiuto?
«Permettere a tutti l’accesso all’acqua costituisce una delle più grandi sfide del XXI secolo. Solo quando questo accesso sarà garantito, i Paesi potranno attuare soluzioni pratiche nel campo dello sviluppo e dell’istruzione».
Il progetto punta in particolare sui bambini.
«Certo, perché sono sempre loro le prime vittime dell’inquinamento e della carenza di acqua. Perché sono più vulnerabili, e perché il futuro del mondo poggia sulle loro spalle».
Da quanto tempo conosce Green Cross?
«Seguo e ammiro il loro lavoro da molti anni. È come una Croce Rossa che lavora nell’interesse dell’ambiente. La serietà e l’integrità dell’organizzazione, assieme ai risultati che ottiene, la rendono un’eccellente partner naturale».
Il tema dell’acqua ha a che fare con la cultura dello spreco. Come ha visto, negli anni, il modo di usare e consumare le risorse? E secondo lei, stiamo facendo abbastanza per la qualità della vita delle prossime generazioni?
«È facile pensare che tutto – la terra, l’acqua, i ghiacci, le foreste – siano inesauribili e ci appartengano, per quella confidenza e senso del possesso che abbiamo verso ciò che è naturale. Questo significa anche sprecare, ma mi sembra che nei cittadini si stia formando una certa coscienza ambientale, che però non sempre si riflette con le politiche dei governi locali. Fare politica significa anche incidere su queste decisioni e contribuire a costruire il futuro delle prossime generazioni».
Data la sua cultura e la sua educazione, che effetto le fa vedere lo spreco, in generale?
«Il progetto per portare acqua pulita a 15 villaggi del Ghana mi ha affascinato. Io sono cresciuto in una piccola città, Piacenza, dove l’acqua era tanta, fresca. Irrigava i campi, si insinuava nelle rocce ai lati dei sentieri, scorreva abbondantemente nel Po. Anche per questo sono molto sensibile alle problematiche che riguardano l’acqua pulita perché capisco quanto benessere possa portare alla vita. Non si deve sprecare l’acqua, come non si deve sprecare l’energia elettrica. Io, per esempio, sono molto attento e detesto sentire scorrere inutilmente il rubinetto o lasciare le luci accese».
L’intervista integrale, a cura di Marta Caramelli, è pubblicata su Vanity Fair (N.8 settimanale – 2 marzo 2011) © Riproduzione riservata

