<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>GCI Blog</title>
	<atom:link href="http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife</link>
	<description>Green Cross Italia Blog</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Feb 2011 13:02:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.4</generator>
		<item>
		<title>Se la pace dipende dal clima</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/se-la-pace-dipende-dal-clima/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/se-la-pace-dipende-dal-clima/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 20:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=246</guid>
		<description><![CDATA[di Stefano Manservisi, direttore generale degli Affari Interni della Commissione Europea Ormai non ci sono più dubbi sull’importanza del cambiamento climatico per il nostro pianeta. Se l’estensione e la rapidità dei mutamenti possono ancora essere in discussione, tutte le analisi scientifiche giungono a tre conclusioni allarmanti: tutto il cambiamento climatico è una realtà, è essenzialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Stefano Manservisi, direttore generale degli Affari Interni della Commissione Europea</em></p>
<p><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/manservisi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-248" title="manservisi" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/manservisi.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Ormai non ci sono più dubbi sull’importanza del cambiamento climatico per il nostro pianeta. Se l’estensione e la rapidità dei mutamenti possono ancora essere in discussione, tutte le analisi scientifiche giungono a tre conclusioni allarmanti: tutto il cambiamento climatico è una realtà, è essenzialmente dovuto all’immissione nell’atmosfera di gas ad effetto serra risultanti dall’attività umana, e, anche se tutti ne risentiremo le conseguenze, saranno le popolazioni più povere, ed in particolare quelle nei paesi in via di sviluppo, ad esserne maggiormente e più rapidamente colpite. Se la risposta ai mutamenti climatici passa quindi obbligatoriamente attraverso la riduzione drastica delle emissioni nei paesi più ricchi ed in quelli emergenti diventati anch’essi grandi emettitori (Cina, India, Russia), i paesi in via di sviluppo, ed in particolare quelli più poveri ed esposti ai cambiamenti climatici, dovranno investire massicciamente per prevenire le conseguenze dell’aumento inevitabile della temperatura. Siccità, uragani, aumento del livello del mare metteranno, infatti, a repentaglio la vita di centinaia di milioni di persone nei decenni a venire e la loro sopravvivenza dipenderà dalle misure di prevenzione che saranno prese nell’immediato futuro.</p>
<p>L’attribuzione del premio per la pace ad Al Gore ed al Comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici (Ipcc) sottolinea, come notava giustamente qualche giorno fa Vittorio Zucconi su <em>La Repubblica</em>, come la pace tra gli uomini sia ormai intimamente legata alla pace degli uomini con il pianeta Terra. Dalla risposta alla sfida climatica dipenderà, infatti, la coabitazione pacifica dell’umanità e forse, quindi, la sopravvivenza stessa del pianeta. Ma le conseguenze non sono ineluttabili ed è ancora possibile intervenire a condizione di agire in fretta. E l’Europa ha reagito mettendosi alla testa di quei paesi occidentali che denunciano i rischi dei mutamenti del clima; con le decisioni adottate dal Consiglio Europeo lo scorso marzo, l’Unione Europea ha delineato un programma di interventi ambiziosi per ridurre le emissioni di anidride carbonica entro il 2020 fino al 30% rispetto ai livelli del 1990 e così permette di limitare l’aumento di temperatura del pianeta a 2°C. Ciononostante tuttavia, anche un aumento di 2°C della temperatura avrà ripercussioni importanti sulle economie e le possibilità di sviluppo dei paesi più deboli: prima si interverrà per tenere conto di questi nuovi rischi, minori saranno i costi che quelle nazioni saranno chiamate a sostenere.</p>
<p>Di fronte ad una sfida di dimensioni planetarie, la risposta può essere soltanto globale: l’impegno per ridurre le emissioni di CO2 nei paesi più avanzati e nelle economie emergenti deve essere accompagnato da una presa di coscienza nei paesi in via di sviluppo, da una loro più grande presenza nei negoziati internazionali e dall’integrazione delle misure necessarie per far fronte ai mutamenti del clima nelle loro strategie di sviluppo. Dal canto loro i paesi occidentali hanno la responsabilità di accompagnare ed appoggiare questi processi, consentendo quegli investimenti supplementari nei paesi in via di sviluppo, che sono necessari per adeguare le loro società a far fronte ad un clima più caldo ed imprevedibile. E’ in questo spirito che la Commissione Europea ha recentemente presentato una proposta per dar vita ad una ‘Alleanza Mondiale contro il cambiamento climatico’ tra i paesi europei ed i più vulnerabili tra quelli in via di sviluppo (paesi meno avanzati e piccoli stati insulari), cioè quei paesi che più di ogni altro sono sprovvisti dei mezzi per far fronte al rischio climatico. L’Alleanza si articola intorno a due assi portanti: una piattaforma di dialogo politico e di concertazione tra l’Europa ed i paesi in via di sviluppo; una cooperazione concreta ed effettiva per accompagnare finanziariamente e tecnicamente gli sforzi di questi paesi per adattare le loro economie alle nuove condizioni create dal mutamento del clima e salvaguardare così i risultati ottenuti nella lotta contro la povertà.</p>
<p>Innanzitutto quindi un dialogo politico che permette di confrontare e ravvicinare le posizioni sul clima tra il Nord ed il Sud. L’Europa, nella sua doppia veste di interlocutore privilegiato dei paesi in via di sviluppo e di leader del negoziato sul clima, ha la responsabilità di fare quanto possibile per garantire che il prossimo round di negoziati che debutterà a Bali, in Indonesia, a dicembre, si concluda con successo. Per questo l’appoggio agli obiettivi europei di quei paesi che sono i più esposti al mutamento del clima è indispensabile. Ora è chiaro che se la discussione è necessaria per preparare il terreno e chiarire le rivendicazioni e le posizioni negoziali dei vari paesi, il dialogo politico deve essere accompagnato da un forte impegno ad aumentare le risorse finanziarie investite nell’adeguamento al clima nei paesi più vulnerabili e nel finanziamento dei loro piani nazionali di adattamento. Da qui il secondo asse portante della proposta della Commissione: un aumento sensibile degli aiuti europei per combattere gli effetti del cambiamento climatico attraverso cinque interventi prioritari, il cofinanziamento dei costi aggiuntivi causati dalla necessità di adattare gli investimenti nazionali al mutamento del clima ed ai nuovi rischi che esso comporta (finanziamento dei piani nazionali di adeguamento); la valorizzazione del ruolo dei paesi in via di sviluppo nella conservazione e nello sfruttamento sostenibile delle risorse forestali, che costituiscono una riserva ingente di CO2 (l’Ipcc ha valutato al 18% la quantità di emissione di biossido di carbonio dovuta al disboscamento); il sostegno alla messa in piedi di strategie ed interventi mirati a combattere i rischi legati all’aumento della frequenza delle catastrofi naturali; l’appoggio ai paesi più deboli perché accedano più facilmente ai fondi erogati via le organizzazioni delle Nazioni Unite per ridurre le emissioni; ed, infine, un impegno ad appoggiare l’integrazione delle misure necessarie per far fronte al mutamento climatico in tutte le politiche settoriali dei paesi coinvolti ed in tutti gli interventi della cooperazione europea nei paesi in via di sviluppo. Anche se manca tuttora una stima precisa del costo globale dell’adeguamento climatico, è evidente fin da ora che i costi aggiuntivi cui dovranno far fronte i paesi in via di sviluppo saranno enormi, considerando in particolare le risorse limitate di cui questi paesi dispongono. E’ ugualmente evidente che nessun donatore avrà da solo i mezzi necessari per rispondere a questa sfida e che quindi sarà indispensabile mettere in comune gli sforzi.</p>
<p>Per poter canalizzare congiuntamente questi fondi supplementari la Commissione Europea ha costituito un fondo speciale per il quale ha stanziato un finanziamento iniziale di 50 milioni di € ed ha chiesto agli stati membri dell’Unione di cofinanziare l’iniziativa con una parte dei fondi, che saranno stanziati per aumentare gli aiuti allo sviluppo, convinta che la lotta al cambio climatico non possa essere dissociata dalla lotta contro la povertà. A questi fondi si aggiungono altri 250 M€ di risorse già identificate per gli aiuti allo sviluppo gestite dalla Commissione Europea. La risposta alla sfida, posta alle nostre società dal mutamento del clima, ha bisogno del contributo di ognuno e l’Europa, con questa doppia iniziativa interna ed esterna, si è posta all’avanguardia di quei paesi che sono convinti che la responsabilità della riduzione delle emissioni debba necessariamente accompagnarsi di uno sforzo supplementare di solidarietà verso quelle popolazioni che saranno chiamate a subire l’impatto più grande dei cambiamenti climatici. Solo così, siamo convinti, si potranno gettare le basi per quell’accordo globale sulle emissioni che sarà chiamato a sostituire il protocollo di Kyoto nel 2012 con il compito di mantenere l’aumento della temperatura entro i limiti tollerabili.</p>
<p>(Fonte: Europa)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/se-la-pace-dipende-dal-clima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cambiamenti climatici e Acqua sicura</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/cambiamenti-climatici-e-acqua-sicura/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/cambiamenti-climatici-e-acqua-sicura/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 19:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Mikhail Gorbaciov]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=239</guid>
		<description><![CDATA[di Mikhail Gorbaciov e Jean-Michel Severino Il gruppo di esperti dell’IPCC ha recentemente pubblicato dei dati allarmanti sulle conseguenze del riscaldamento del nostro pianeta in alcune tra le regioni più povere del mondo. Entro il 2100, da uno a tre miliardi di persone soffriranno per la scarsità dell’acqua. Il riscaldamento della Terra aumenterà l’evaporazione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/gorbachev_severino.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-242" title="gorbachev_severino" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/gorbachev_severino.jpg" alt="" width="250" height="230" /></a>di Mikhail Gorbaciov e Jean-Michel Severino</em></p>
<p>Il gruppo di esperti dell’IPCC ha recentemente pubblicato dei dati allarmanti sulle conseguenze del riscaldamento del nostro pianeta in alcune tra le regioni più povere del mondo. Entro il 2100, da uno a tre miliardi di persone soffriranno per la scarsità dell’acqua. Il riscaldamento della Terra aumenterà l’evaporazione e ridurrà, drasticamente, le precipitazioni fino al 20% in Medio Oriente e nel Nord Africa, e la razione d’acqua disponibile pro capite, in queste regioni, diminuirà, senza dubbio, del 50% da oggi fino alla metà del secolo.</p>
<p>Questa brusca diminuzione di un elemento, alla cui importanza simbolica e spirituale, si abbina il suo ruolo fondamentale nella vita dell’umanità, provocherà tensioni ed esacerberà i conflitti nel mondo intero. L’Africa, il Medio Oriente e l’Asia centrale saranno i primi ad esserne coinvolti. Ma le ripercussioni saranno mondiali.</p>
<p>Questa visione negativa, non è né una scusa per l’apatia, né per il pessimismo. I conflitti sono, forse, inevitabili, ma le guerre non lo sono.  La nostra capacità di impedire le ‘guerre dell’acqua’ dipenderà dalla nostra capacità collettiva di prevedere le tensioni, di trovare le soluzioni tecniche ed istituzionali per controllare i conflitti emergenti. La buona notizia è che le soluzioni esistono e che mostrano la loro efficacia ogni giorno.</p>
<p>Le dighe, se sono della giusta dimensione e sono costruite correttamente, possono contribuire allo sviluppo dell’umanità, nella lotta contro il cambiamento climatico e nel regolamentare l’approvvigionamento dell’acqua. Pertanto, nel nuovo contesto di penuria, le infrastrutture all’interno di corsi d’acqua internazionali, possono avere un effetto sulla qualità dell’acqua o sulla disponibilità per gli Stati confinanti, e provocare, così, tensioni.</p>
<p>Le organizzazioni dei bacini dei fiumi, come quelli del Nilo, del Niger o del Senegal, possono facilitare il dialogo tra gli Stati che si spartiscono le risorse idriche. Condividendo una visione comune per lo sviluppo delle vie navigabili internazionali, queste iniziative di cooperazione regionale tendono verso la proprietà comune della risorsa, riducendo, così, il rischio che le dispute per l’utilizzazione dell’acqua non degenerano e non cadano nella violenza.</p>
<p>La maggior parte delle vie navigabili internazionali dispone di queste strutture di dialogo, naturalmente a differenti stadi di sviluppo e diversi livelli di risultato. Se dobbiamo prendere le previsioni sul riscaldamento climatico seriamente, la Comunità internazionale deve rafforzare queste iniziative. Là dove non esistono, devono essere realizzate con la concertazione tra tutti i paesi coinvolti. Un aiuto ufficiale allo sviluppo può incoraggiare la collaborazione, finanziando la raccolta dei dati, fornendo know how tecnico o, anche, vincolando i prestiti a trattative costruttive.</p>
<p>Tuttavia, i conflitti internazionali per l’acqua non sono che una parte del problema. Le ‘guerre dell’acqua’, le più violente, si sviluppano, oggi, all’interno piuttosto che all’esterno degli Stati.<br />
La penuria dell’acqua genera lotte etniche, perché le Comunità cominciano a temere per la loro sopravvivenza e cercano di prendere possesso di questa risorsa. Nel Darfour, la siccità ricorrente ha avvelenato le relazioni tra gli agricoltori e pastori nomadi, e la guerra, alla quale noi assistiamo, impotenti, oggi, segue anni di escalation del conflitto. E il Ciad rischia di cadere nello stesso ciclo di violenza.</p>
<p>E’, dunque, urgente, soddisfare i bisogni fondamentali delle popolazioni mediante iniziative di sviluppo locali. Progetti idraulici rurali, che assicurino l’accesso all’acqua a queste popolazioni su grandi estensioni di terre, possono essere dei buoni strumenti nella prevenzione dei conflitti. Corridoi di pascoli sicuri possono essere individuati con l’aiuto delle immagini dei satelliti moderni, per orientare i nomadi e le loro greggi verso le zone più appropriate. Queste iniziative forniscono rare occasioni di dialogo e di collaborazione tra le Comunità rivali. La chiave è di prevedere la necessità di agire, prima che le tensioni degenerino fino al punto di non ritorno.</p>
<p>E’ necessario, anche, occuparsi del consumo dell’acqua. L’agricoltura è responsabile di oltre il 70% del consumo di acqua nel mondo. La ricerca agronomica e le innovazioni tecnologiche sono cruciali per massimizzare l’efficienza dell’acqua in questi settori, e devono essere maggiormente sviluppate. Ciò detto, trattare il problema della penuria dell’acqua implicherà, inevitabilmente, di rivedere le pratiche e le politiche agricole nel mondo intero per assicurargli la sostenibilità.</p>
<p>La sfida per lo sviluppo non consiste più, soltanto, nell’apportare l’acqua ai terreni agricoli nelle regioni più sfavorite. Come illustra la riduzione drammatica del mare d’Aral, del lago del Ciad e del mar Morto, consiste, oggi, nel preservare le rare risorse naturali e nell’assicurare una loro distribuzione equa per soddisfare i bisogni conflittuali. Un utilizzo responsabile richiederà degli sforzi economici appropriati. In Africa dell’ovest o in Medio Oriente, in Asia centrale o in India, ciò può, anche, contribuire a ridurre i conflitti per l’acqua.</p>
<p>Considerando l’ampiezza senza precedenti della minaccia, è necessario dargli la giusta importanza. La guerra fredda ha conosciuto un epilogo pacifico grazie al realismo, alla previdenza ed alla forza di volontà. Queste tre qualità devono essere messe a disposizione se si vuole evitare, al nostro pianeta, grandi ‘guerre d’acqua’. Questa sfida mondiale esige, anche, un’innovazione in tema di governo mondiale, ragione per la quale noi sosteniamo la creazione di una Agenzia dell’ambiente dell’Onu, dotata di risorse giuridiche e finanziarie necessarie per affrontare i problemi che si presentano.<br />
L’umanità deve cominciare a risolvere questo dilemma dell’acqua. L’attesa non fa parte della soluzione.</p>
<p><em>Mikhail Gorbaciov, Presidente fondatore di Green Cross International<br />
Jean-Michel Severino, direttore dell’Agenzia per lo sviluppo francese.<br />
(Copyright: Project Syndicate 2007) </em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/cambiamenti-climatici-e-acqua-sicura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se il clima, che cambia, uccide l&#8217;Africa</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/se-il-clima-che-cambia-uccide-lafrica/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/se-il-clima-che-cambia-uccide-lafrica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 17:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Front]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=226</guid>
		<description><![CDATA[L’Africa è il continente che sarà colpito più duramente di tutti dal cambiamento del clima. Piogge ed inondazioni inimmaginabili, siccità prolungate, conseguenti raccolti andati a male, rapido processo di desertificazione – volendo citare soltanto alcuni dei sintomi del riscaldamento globale – di fatto hanno già iniziato ad alterare l’aspetto del continente africano. I più poveri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/maathai07.jpg"><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/maathai07.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-235" title="maathai07" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/maathai07.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a></a>L’Africa è il continente che sarà colpito più  duramente di tutti dal cambiamento del clima. Piogge ed inondazioni  inimmaginabili, siccità prolungate, conseguenti raccolti andati a male,  rapido processo di desertificazione – volendo citare soltanto alcuni dei  sintomi del riscaldamento globale – di fatto hanno già iniziato ad  alterare l’aspetto del continente africano.</p>
<p>I più poveri ed i più  vulnerabili tra gli abitanti di questo continente saranno  particolarmente colpiti dagli effetti delle temperature in aumento: in  alcune aree dell’Africa le temperature sono salite ad un ritmo doppio  rispetto al resto del pianeta. Nei paesi ricchi, l’incombente crisi climatica è motivo di  preoccupazione, in quanto essa avrà un impatto sia sul benessere  economico sia sulla vita delle popolazioni. In Africa, però, regione che  non ha contribuito quasi in nulla al cambiamento del clima (le sue  emissioni di gas serra sono irrilevanti rispetto a quelle di altre zone  industrializzate del pianeta), la crisi climatica determinerà la vita o  la morte. Di conseguenza, l’Africa non deve tacere a fronte delle realtà del  cambiamento climatico e delle sue cause.</p>
<p>I leader africani e la società  civile africana devono essere coinvolti nel processo decisionale globale  su come affrontare e risolvere la crisi del clima, con metodi efficaci  ed al contempo equi. Per questo motivo, quando i capi di Stato del G8 si sono incontrati  all’inizio di giugno a Heiligendamm in Germania, ho inviato loro un  appello nel quale sollecitavo i Paesi industrializzati a dare il buon  esempio, essendo essi inoltre i principali responsabili del cambiamento  del clima. Ora, quindi, i leader dei Paesi industrializzati devono  intraprendere i passi decisivi e risolutivi volti a contrastare il  cambiamento del clima. Essendo inoltre loro i principali inquinatori, i  Paesi industrializzati hanno altresì la responsabilità di aiutare  l’Africa a ridurre la sua vulnerabilità e ad aumentare i finanziamenti,  rendendoli costanti nel tempo ed affidabili, destinati alle prime  vittime della crisi del clima, in Africa ed in altre regioni in via di  sviluppo.</p>
<p>Sappiamo che tra ambiente, governance e pace esiste un legame preciso  molto profondo ed è essenziale pertanto che la nostra definizione di  pace e la sicurezza siano allargate fino ad includervi una gestione  consapevole e responsabile delle limitate risorse della Terra, come pure  una loro spartizione più equa. Il cambiamento del clima rende quanto  mai impellente la necessità di tale ridefinizione. Affinché gli esseri umani utilizzano e condividano in modo più equo e  giusto le risorse che la Terra offre, i sistemi di governo devono essere  maggiormente dinamici ed inclusivi. La popolazione deve provare un  senso di appartenenza. Le voci delle minoranze devono essere ascoltate,  anche se poi sarà la maggioranza a decidere. Sono necessari sistemi di  governo che rispettino i diritti umani e la legalità, e promuovono  spontaneamente l’equità. Molti dei conflitti e delle guerre si combattono per avere accesso o il  controllo o la distribuzione di risorse quali acqua, carburanti, terreni  da pascolo, minerali e terra. Del resto, è sufficiente pensare al  Darfur: negli ultimi decenni il deserto del Sudan Occidentale si è  ampliato a causa della siccità e di piogge occasionali, fattori  imputabili al cambiamento del clima. Di conseguenza, i coltivatori e gli  allevatori si sono scontrati per contendersi la poca terra arabile e  l’acqua, mentre leader privi di scrupoli hanno approfittato di questi  conflitti per scatenare violenze di massa. Sono state uccise centinaia  di migliaia di persone. Molte di più sono profughe tra vere e proprie  campagne di intimidazione, stupro di massa e rapimenti. Gestendo meglio le risorse, riconoscendo il rapporto che esiste tra  gestione sostenibile delle limitate risorse e conflitti, avremo invece  maggiori probabilità di prevenire le cause profonde delle guerre civili e  delle guerre in generale, e di conseguenza creeremo un mondo più  pacifico e più sicuro. L’ambiente, in ogni caso, si degrada poco alla volta e la maggioranza  delle persone potrebbe non accorgersene: se sono povere, egoiste o  avide, potrebbero essere troppo concentrate sulla propria sopravvivenza o  sulla necessità di soddisfare le proprie necessità più immediate ed i  propri desideri e non preoccuparsi per le conseguenze delle proprie  azioni. Sfortunatamente, la generazione che distrugge l’ambiente potrebbe non  essere la medesima che ne pagherà le conseguenze.</p>
<p>Saranno le generazioni  future a dover affrontare le conseguenze delle azioni devastatrici  dell’attuale generazione. La responsabilità di affrontare i problemi, di fronte ai quali ci  troviamo, – ivi compresa la crisi del clima – in tempo utile per il bene  comune impone ai governi una volontà politica visionaria, ed al mondo  delle corporation una responsabilità sociale. Per quanto concerne il clima siamo chiamati tutti a fare qualcosa di  concreto. Molti Paesi, che hanno vaste foreste ed una considerevole  copertura di vegetazione, proteggono la loro biodiversità e godono di un  ambiente sano e pulito. Alcuni di loro, però, si dedicano ad un  accanito disboscamento ed abbattimento di alberi o attingono alla  biodiversità lontano dai propri confini. E’ pertanto estremamente  importante iniziare a considerare il nostro pianeta un tutt’uno ed  adoperarci a proteggere l’ambiente non soltanto a livello locale, ma  soprattutto a livello globale. Le pressioni, per sacrificare le foreste e far spazio per gli  insediamenti umani, l’agricoltura o l’industria, sono continue e non  potranno che aumentare in un mondo surriscaldato nel quale il clima è  sempre più instabile. Da un punto di vista politico, è estremamente più  conveniente ed opportunistico sacrificare il bene comune a lungo termine  e la responsabilità intergenerazionale per la convenienza ed i vantaggi  del presente. Ma dal punto di vista morale è nostro dovere agire per il  bene collettivo. Abbiamo la responsabilità di salvaguardare i diritti  delle generazioni, di tutte le specie, che non sono in grado di farsi  sentire. La sfida globale del cambiamento ci impone di non pretendere  niente meno di questo, dai nostri leader come da noi stessi.</p>
<p><em>Wangari Maathai, Premio Nobel per la Pace 2004, è membro del Parlamento del Kenya, fondatore del Green Belt Movement e componente del Comitato d&#8217;Onore di Green Cross International</em><em><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; color: #006666; font-size: x-small;"><strong></strong></span></em></p>
<p>(Fonte: La Repubblica – copyright Ips Columnist Service; traduzione di Anna Bissanti)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/se-il-clima-che-cambia-uccide-lafrica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giocando alla roulette russa con il Clima</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/giocando-alla-roulette-russa-con-il-clima/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/giocando-alla-roulette-russa-con-il-clima/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 16:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Mikhail Gorbaciov]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=222</guid>
		<description><![CDATA[di Mikhail Gorbaciov e Alexander Likhotal Uno scetticismo montante e lo stallo delle negoziazioni sono culminate nell’annuncio che la conferenza sul clima di Copenhagen non porterà a un accordo climatico globale. Deludente, certo. Ma il summit di Copenhagen era fin dall’inizio pensato come una tappa di transizione. La cosa più importante è il tratto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Mikhail Gorbaciov e Alexander Likhotal</em></p>
<p>Uno scetticismo montante e lo stallo delle negoziazioni sono culminate nell’annuncio che la conferenza sul clima di Copenhagen non porterà a un accordo climatico globale. Deludente, certo. Ma il summit di Copenhagen era fin dall’inizio pensato come una tappa di transizione. La cosa più importante è il tratto di strada da lì in avanti.</p>
<p>L’espressione “il giorno dopo” si accompagna comunemente all’espressione “postumi”. Bene, l’assenza di un accordo vincolante potrà avere come postumi una disillusione globale, e non per un giorno solo. Assediati da previsioni apocalittiche, i popoli chiedevano il miracolo a Copenhagen. La percezione di un fallimento potrebbe causare una perdita di fiducia nelle classi politiche diffusa, forse irreversibile. Nessuna sorpresa, quindi, che i governi abbiano cercato di gestire in modo cauto le nostre aspettative.</p>
<p>I legislatori non sono ancora consapevoli di quanto il mondo sia vicino al punto di non ritorno. Ma mentre un clima fuori controllo rimane un rischio, una politica fuori controllo è già un fatto. Le negoziazioni ufficiali sono staccate dal contesto reale. Secondo le ultime proiezioni scientifiche, le proposte attualmente sul tavolo porteranno a un riscaldamento di oltre 4°C in questo secolo – il doppio di quel tetto di +2°C sostenuto dal G8 e da altri leader. Ciò lascia una possibilità superiore al 50% che il clima mondiale superi il punto di non ritorno.</p>
<p>Un accordo basato sui parametri attualmente sul tavolo ci metterebbe quindi in una posizione più pericolosa che una partita di roulette russa.</p>
<p>Per evitare sia la disillusione globale per un mancato accordo che l’autoinganno di un accordo debole, è necessario un avanzamento – che può ancora essere ottenuto a Copenhagen.</p>
<p>likhotal01Un processo in due fasi è attualmente la nostra migliore speranza. Ci vuole un impegno politico degli Stati in direzione di obiettivi generali, un quadro istituzionale, specificando azioni e risorse finanziarie da mettere in campo fin da subito. Questa dichiarazione dovrà indicare che un accordo vincolante dovrà indicare che un accordo vincolante dovrà essere trovato nella conferenza Cop15-bis nel 2010. Ciò consentirebbe agli Stati Uniti e ad altri Paesi di attuare la legislazione relativa, e darebbe ai negoziatori Onu il tempo di tradurre quella dichiarazione del Cop15 in una struttura legale appropriata. Se ciò vorrà dire una rielaborazione totale del documento attuale, è ciò che andrà fatto.</p>
<p>Inoltre, potrebbe essere necessaria una conferenza di revisione nel 2015, per aggiustare obiettivi e piani alle nuove condizioni. Perciò sarà più importante che mai che i capi di Stato si rechino alla conferenza di Copenhagen, perché questa soluzione a due stadi funzionerà solo con un forte e diretto intervento dei leader.</p>
<p>Al culmine della Guerra fredda, nel 1985, quando i negoziati erano bloccati al Summit Usa-Urss a Ginevra, ricevettero istruzioni dai loro capi, infastiditi dalla mancanza di progressi: “Non vogliamo che ci spiegate perché non può essere fatto. Fatelo e basta!”. E l’accordo fu trovato nello spazio di un mattino. I leader di oggi devono arrivare a Copenhagen e dire : “Vogliamo che sia fatto!”.</p>
<p>Per fare passi in avanti, il meeting di Copenhagen deve riuscire a spezzare lo stallo politico tra nazioni industrializzate e quelle in via di sviluppo. L’ingiustizia climatica deve essere affrontata, dato che i Paesi in via di sviluppo sopportano il peso maggiore dell’impatto e si trovano di fronte a enormi costi di adattamento. I Paesi ricchi devono mettere mano al portafoglio. Suona falsa la giustificazione che non avrebbero abbastanza risorse, dato che trilioni di dollari sono stati trovati per salvare le banche dalla crisi finanziaria.</p>
<p>I Paesi poveri sono consapevoli della loro capacità di bloccare i progressi. Il potere di veto si sta spostando effettivamente dal Consiglio di sicurezza dell’Onu al G7 più Cina. Chi avrebbe immaginato in Occidente, dieci anni fa, che il futuro nostro e dei nostri figli sarebbe dipeso dalle decisioni prese a Pechino, Nuova Delhi o Addis Abeba?</p>
<p>Ecco perché i Paesi industrializzati devono mettere sul tavolo un’offerta finanziaria reale il prima possibile, per dare il tempo ai Paesi in via di sviluppo di reagire positivamente, e proporre a loro volta impegni concreti. In particolare, è di importanza critica impegnarsi per un fondo iniziale, di almeno 20 miliardi di dollari, per assistere immediatamente i Paesi meno sviluppati. Si aiuterebbe così l’instaurazione di quella fiducia che adesso sta purtroppo mancando, e si creerebbero così le condizioni per riavviare in modo produttivo le negoziazioni.</p>
<p>I leader devono riconoscere onestamente che la scala della sfida in corso richiede un approccio radicale, sistematico, e non incrementale. La risposta ufficiale l cambiamento climatico deve essere ricalibrata in funzione della gravità e dell’urgenza della minaccia. Un nuovo accordo globale deve essere guidato dalla scienza; non dovrà essere un compromesso al ribasso, annacquato da interessi costituiti.</p>
<p>Una gestione del rischio intelligente oggi impone che il carbonio in atmosfera si stabilizzi a 350 ppm di CO2 equivalenti, mentre l’attuale direzione è di 450-500 ppm di CO2 equivalenti. Ciò richiede riduzioni delle emissioni del 45-50% nei Paesi industrializzati entro il 2020, e quasi la totale decarbonizzazione entro il 2050, non i livelli del 15-25% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 attualmente in discussione. I principali Paesi in via di sviluppo devono anche impegnarsi verso azioni appropriate di mitigazione a livello nazionale. Ma a muoversi per primi devono essere i Paesi ricchi. La loro inazione negli ultimi vent’anni non da loro diritto di puntare i dito contro gli altri.</p>
<p>I governi non dovrebbero nascondere la verità ai lori cittadini. Tutti dovranno fare dei sacrifici. Ma in fondo: volete che la vostra casa sia a buon mercato, sporca e pericolosa, o pulita, decorosa e sicura? Siete pronti a dire “Okay ragazzi, ho ereditato questa casa, ma ho trascurato la sua manutenzione, sicché dovrete preoccuparvi sempre che il tetto non cada”?<br />
Non è questo il tipo di eredità che ognuno di noi vorrebbe lasciare ai propri figli.</p>
<p><em>Mikhail Gorbaciov è Presidente  fondatore di Green Cross International;<br />
Alexander Likhotal è Presidente  di Green Cross International.<br />
Entrambi sono componenti della Climate Change Task Force (CCTF)</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/giocando-alla-roulette-russa-con-il-clima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il potere del popolo</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/il-potere-del-popolo/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/il-potere-del-popolo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 15:52:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Front]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=204</guid>
		<description><![CDATA[A partire dalla rivoluzione non violenta del &#8220;potere del popolo&#8221;, che nel 1986 rovesciò quattordici anni di dittatura nelle Filippine, la società civile è stata un solido alleato che ci ha permes  so di alleviare le condizioni di povertà e creare una vita migliore per il nostro popolo; è inoltre un attore chiave a sostegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/fidel-ramos.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-205" title="fidel-ramos" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/fidel-ramos.jpg" alt="" width="252" height="200" /></a>A partire dalla rivoluzione non violenta del &#8220;potere del popolo&#8221;, che nel 1986 rovesciò quattordici anni di dittatura nelle Filippine, la società civile è stata un solido alleato che ci ha permes  so di alleviare le condizioni di povertà e creare una vita migliore per il nostro popolo; è inoltre un attore chiave a sostegno del popolo nell&#8217;ottenimento dell&#8217;accesso all&#8217;acqua e a condizioni igieniche sicure a costi ragionevoli, attraverso la difesa, la creazione di capacità e l&#8217;organizzazione della comunità. Dove necessario, la società civile può sollecitare i governi a intraprendere azioni e riforme.</p>
<p>Nell&#8217;Asia sud-orientale, una regione popolata da oltre 500 milioni di persone, è chiaro che il nostro bene più importante è rappresentato dalle risorse umane; se fossimo in grado di stimolarle all&#8217;azione, le potenzialità di successo sarebbero illimitate. Nelle Filippine abbiamo utilizzato le comunità locali per la protezione e il monitoraggio dei bacini idrografici, la pulizia dei fiumi, ecc. In campo agricolo, le organizzazioni delle comunità hanno dato vita a cooperative per l&#8217;irrigazione che assicurano un utilizzo condiviso dell&#8217;acqua più equo e disciplinato.</p>
<p>Dal momento che abbiamo la fortuna di disporre di abbondanti risorse idriche, i nostri problemi sono più inerenti alla distribuzione che non alla siccità; la volontà politica è, pertanto, di importanza cruciale. In un settore che comporta molte controversie trasversali, è semplicemente naturale che siano coinvolti molti attori, la maggior parte dei quali hanno esigenze e interessi conflittuali. Non si tratta certo di una novità: la gestione integrata delle nostre risorse idriche è necessaria per assicurarne la sostenibilità e fornire alla popolazione l&#8217;acqua di cui ha bisogno, anche per portare avanti lo sviluppo del nostro paese. Le persone che sono al governo devono filtrare i diversi problemi concorrenti e complessi, per riuscire ad attuare le riforme senza cedere alle pressioni politiche. Questo significa analizzare la burocrazia dell&#8217;acqua e creare un contesto istituzionale che promuova la gestione integrata delle risorse idriche, dalla sorgente allo scarico e lungo l&#8217;intero ciclo dell&#8217;acqua. Inoltre, bisogna sfruttare le conoscenze delle nostre popolazioni indigene: le famose risaie a terrazza di Banawe sono la dimostrazione di come tecniche antiche di secoli permettono alla popolazione dell&#8217;altopiano di coltivare riso a sufficienza per il proprio sostentamento. Acquistano importanza cruciale anche le questioni legate al genere, dal momento che la gestione dell&#8217;acqua in casa è affidata alle donne.</p>
<p>L&#8217;acqua è un bisogno tanto fondamentale da indurre molti a pensare che dovrebbe essere gratuita. Di fatto, l&#8217;acqua è un diritto umano, ma io ritengo che l&#8217;equazione &#8220;diritto umano uguale bene gratuito&#8221; sia errata. Al contrario, a ogni diritto corrisponde un obbligo, una responsabilità e un costo; nel caso dell&#8217;acqua, il costo è sotto forma di una tariffa, che riconosce all&#8217;acqua un valore economico e che, in questo modo, promuove la sua conservazione e un uso efficiente. La nostra esperienza nelle Filippine dimostra che mantenere le tariffe dell&#8217;acqua a livelli artificialmente bassi è una pratica autodistruttiva, che spesso si risolve in un deterioramento delle infrastrutture e in un servizio inefficiente. Abbiamo scoperto infatti che la gente sarebbe disposta a pagare il giusto per avere acqua di buona qualità e un servizio affidabile, piuttosto che avere a buon mercato acqua di dubbia qualità, razionata per poche ore al giorno.</p>
<p>Sono convinto che il settore privato debba giocare un ruolo importante nell&#8217;assicurare la distribuzione alla popolazione di acqua di buona qualità. La privatizzazione della gestione della fornitura idrica e delle acque di scarico di Manila ha dimostrato che, con la partecipazione del settore privato, sono migliorate l&#8217;efficienza e l&#8217;affidabilità dei servizi. D&#8217;altro canto, è meglio lasciare al settore privato la gestione degli aspetti commerciali e far sì che il governo adempia al proprio compito principale: quello di governare.</p>
<p><em>di Fidel V. Ramos<br />
Ex Presidente delle Filippine</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/il-potere-del-popolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Madeleine Albright Un’alleanza mondiale per l’acqua</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/madeleine-k-albright-unalleanza-mondiale-per-lacqua/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/madeleine-k-albright-unalleanza-mondiale-per-lacqua/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 14:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Front]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=188</guid>
		<description><![CDATA[Senz&#8217;acqua le società si indeboliscono e la gente muore. Si tratta di una risorsa indispensabile, ma con la crescita della popolazione e delle varie economie le riserve mondiali di acqua dolce sono sempre più sotto pressione. Se non si provvederà in modo adeguato, la scarsità d&#8217;acqua diventerà una fonte cospicua di conflitti e un blocco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/MADELEINE-ALBRIGHT-SECRETARY-STATE4.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-201" title="MADELEINE-ALBRIGHT-SECRETARY-STATE" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/MADELEINE-ALBRIGHT-SECRETARY-STATE4-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Senz&#8217;acqua le società si indeboliscono e la gente muore. Si tratta di una risorsa indispensabile, ma con la crescita della popolazione e delle varie economie le riserve mondiali di acqua dolce sono sempre più sotto pressione. Se non si provvederà in modo adeguato, la scarsità d&#8217;acqua diventerà una fonte cospicua di conflitti e un blocco sulla strada del progresso economico e sociale.</p>
<p>Ho constatato di persona le tensioni provocate dall&#8217;insicurezza circa l&#8217;approvvigionamento idrico nelle regioni aride del Medio Oriente e dell&#8217;Africa, negli altipiani spazzati dal vento dell&#8217;Asia centrale e nelle popolose città dell&#8217;Asia meridionale e della Cina. All&#8217;inizio del millennio, nel mondo oltre due miliardi di persone vivono in paesi afflitti in varia misura da carenza d&#8217;acqua e oltre un miliardo non ha accesso ad acqua potabile sicura.</p>
<p>La buona gestione del patrimonio idrico rappresenta una sfida tecnica, ma anche diplomatica. Le nuove tecnologie e i nuovi strumenti di analisi possono aiutarci a ridurre gli sprechi, a limitare l&#8217;inquinamento e a distribuire l&#8217;acqua in modo più efficiente. Ma per essere efficace, la gestione va fatta a livello di bacini idrografici o imbriferi e ciò esige che i paesi che condividono le risorse collaborino tra loro per utilizzarle in modo saggio. Il che impone a sua volta interventi diplomatici efficaci.</p>
<p>Nell&#8217;aprile del 2002, in osservanza della Giornata della Terra, ho proposto di costituire una &#8220;Alleanza mondiale per la protezione delle acque nel XXI secolo&#8221;. L&#8217;obiettivo era aumentare la consapevolezza e trovare sostegni per una strategia mirata alla migliore gestione delle risorse idriche mondiali.</p>
<p>Il nostro primo passo dovrebbe essere incoraggiare le autorità delle regioni più importanti allo sviluppo di solidi progetti per la gestione idrica a livello territoriale. In alcuni casi questo richiederà la collaborazione intorno al problema dell&#8217;acqua da parte di popolazioni solitamente ostili tra loro su altre questioni. Si tratta di problemi che devono essere trattati dai diretti interessati a livello locale, ma la nostra presenza è necessaria per sostenerne gli sforzi.</p>
<p>In secondo luogo, la comunità internazionale dovrà essere preparata a fornire un sostegno sostanzioso e ben coordinato ai progetti formulati dai vari leader locali. Ciò è particolarmente importante nelle zone meno sviluppate del mondo, dove occorre aiutare i vari paesi a dotarsi di tecnologie più efficaci e ad utilizzarle.</p>
<p>In terzo luogo, dobbiamo garantire che la costruzione e altri progetti di sviluppo sostenuti da istituti finanziari internazionali e da organismi privati prevedano solide procedure per la gestione idrica.</p>
<p>In quarto luogo, dobbiamo incoraggiare il dialogo internazionale su una gestione saggia e ragionevole dell&#8217;acqua. La discussione dovrà comprendere i temi controversi dei sussidi e della definizione delle tariffe e dovrà promuovere la partecipazione di scienziati, economisti, tecnici, responsabili pubblici e rappresentanti delle comunità agricole e imprenditoriali.<br />
Infine, dobbiamo fare tutto il possibile per educare le popolazioni all&#8217;importanza di una corretta gestione idrica. Non possiamo continuare a sprecare questa preziosa risorsa né attendere che la competizione per la conquista dell&#8217;acqua diventi una minaccia alla stabilità e alla pace internazionale.</p>
<p>Per mettere a segno una strategia globale per la protezione del patrimonio idrico occorreranno molti anni e il sostegno degli abitanti di tutti i continenti. Ma ci sono pochi compiti importanti quanto la garanzia di una fornitura adeguata di acqua pulita. Gli Stati Uniti sono profondamente impegnati in questo obiettivo e per raggiungerlo sono pronti a lavorare in stretta collaborazione con altri governi. Il benessere del nostro pianeta e la salute delle generazioni a venire dipendono dal successo di questo nostro impegno.</p>
<p><em>Madeleine K. Albright<br />
ex Segretario di Stato USA</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/02/madeleine-k-albright-unalleanza-mondiale-per-lacqua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mike Goldwater Acqua sulla pellicola</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/mike-goldwater-acqua-sulla-pellicola/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/mike-goldwater-acqua-sulla-pellicola/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 22:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=175</guid>
		<description><![CDATA[Il reporter Mike Goldwater parla del suo lavoro dedicato all&#8217;acqua in tutto il pianeta e di come si osservano i problemi ambientali da dietro l&#8217;obiettivo. Mike Goldwater è un reporter di razza. Il suo stile secco ed asciutto, che basa la propria essenzialità su un bianco e nero senza esitazioni, porta diritto al cuore dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/goldwater.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-181" title="goldwater" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/goldwater.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a>Il reporter Mike Goldwater parla del suo lavoro dedicato all&#8217;acqua in tutto il pianeta e di come si osservano i problemi ambientali da dietro l&#8217;obiettivo.</em></p>
<p>Mike Goldwater è un reporter di razza. Il suo stile secco ed asciutto, che basa la propria essenzialità su un bianco e nero senza esitazioni, porta diritto al cuore dei problemi, senza mediazioni e senza ideologismi. Le sue immagini tentano la missione impossibile della ricerca della verità, dando agli occhi degli spettatori tutti gli strumenti per comprendere, per andare oltre all&#8217;apparenza, per costruirsi un&#8217;opinione fatta di immagini e non solo di parole. Dietro un lavoro come &#8220;Acqua&#8221; c&#8217;è una forte volontà di capire e di far capire. Abbiamo chiesto a Mike Goldwater che cosa c&#8217;è dietro alle quinte rappresentate dalle sue fotografie.<br />
<em></em></p>
<p><em>Com&#8217;è nato il lavoro &#8220;Acqua&#8221;?</em><br />
Ho iniziato ad interessarmi a questo progetto attratto dall&#8217;acqua quale elemento di base della vita dell&#8217;uomo. È impossibile vivere senza: mi hanno chiamato nel 1998 per lavorare sull&#8217;argomento e mi sono trovato sempre più coinvolto ed interessato. Normalmente la professione di fotoreporter non concede tempo sufficiente per approfondire un argomento o svolgere una ricerca dettagliata. Le riviste, infatti, hanno budget sempre più ridotti per pagare sia il nostro lavoro, sia le nostre immagini, e di conseguenza abbiamo poco tempo a disposizione. Al contrario, questo progetto mi ha permesso di agire con più tempo e liberà.</p>
<p><em>Una delle cose che colpisce nelle sue immagini è che non ha registrato solo disastri e sciagure, bensì c&#8217;e&#8217; un approccio a 360 gradi, da dove deriva questo particolare approccio?<br />
</em>Io sono un fotoreporter, noi cerchiamo di rappresentare la realtà e quindi siamo alla ricerca della verità di tutte le situazioni. Come fotoreporter cerchiamo di guardare all&#8217;interno della realtà e di esplorare il più possibile le molte sfaccettature di un problema.<br />
Non rappresentiamo solo il lato positivo di una situazione perché sarebbe troppo semplicistico, né parliamo solamente di disastri perché sarebbe altrettanto semplicistico.<br />
L&#8217;acqua è un tema complesso e variegato. Io ho cercato, con il mio lavoro, di cogliere più sfumature possibili inerenti al tema, anche se andando avanti nella mia ricerca mi sono reso conto che gli aspetti dell&#8217;acqua si moltiplicavano scoprendone sempre di nuovi ed imprevisti.<br />
Più mi addentro nel problema dell&#8217;acqua, più mi rendo conto che avrei bisogno maggior spazio e d&#8217;ulteriore tempo per approfondire ed indagare.</p>
<p><em>L&#8217;acqua è un concetto difficile da comunicare. Lei si è posto il problema, e se lo ha fatto come lo ha risolto?<br />
</em>Le foto della mostra descrivono tutta una serie di situazioni. Alcune riguardano la siccità in Eritrea o nella parte settentrionale del Mali, altre, sempre sulla siccità, sono state scattate in viaggi precedenti in Sudan e in Etiopia. Altre immagini riguardano una serie di luoghi che sono stati colpiti dalla carestia che è un effetto drammatico della mancanza d&#8217;acqua. La maggior parte delle foto che trattano questo problema sono state scattate tra il 1998 e 2002. C&#8217;è anche un&#8217; immagine di un uomo che sta cercando di scavarsi un pozzo. In questi casi ho tentato di descrivere il grande problema dell&#8217;acqua attraverso la migrazione delle persone che vivono la penuria idrica.<br />
Ho cercato di comunicare alle persone che vivono nel nord del mondo, persone che hanno una quantità d&#8217;acqua spropositata rispetto a coloro che vivono nel sud del mondo, come si possa vivere con pochissima acqua a disposizione.<br />
Penso che il mostrare delle immagini di persone che vivono con poca acqua, possa indurre a riflettere coloro che di acqua invece ne hanno troppa. Nel mondo occidentale d&#8217;acqua se ne spreca tantissima e non ci si rende conto che risorsa preziosa sia.<br />
Questo è il messaggio della fotografia che riprende un uomo, nel letto di un fiume completamente disseccato, mentre dona quella poca acqua che è rimasta per abbeverare, per primo, il suo cammello.<br />
Il cammello non è solo una risorsa di vita ed economica, ma è anche un suo amico e per questo beve la sua stessa acqua.</p>
<p><em><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/eritrea011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-184" title="eritrea01" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/eritrea011.jpg" alt="" width="350" height="236" /></a>Lei ha fatto questo lavoro in tutte le parti del mondo, quindi ha una visione globale del problema: quali sono dal suo punto di vista i principali nodi relativi acqua, ha potuto intravedere durante il suo lavoro delle possibili soluzioni ?<br />
</em>Noi che viviamo in questo mondo, definito il primo mondo, tendiamo a dimenticare quanto sia difficile per moltissime persone riuscire ad avere abbastanza acqua per vivere e come in queste circostanze diventi un lusso averne abbastanza per lavarsi.<br />
Non è una novità se io testimonio, con la mia fotocamera, che vi sono milioni di persone che per assicurarsi una corretta quantità d&#8217;acqua, tutti i giorni della loro vita, sono costrette a fare enormi sacrifici. Sono costretti a viaggiare e a spostarsi per decine di chilometri solo per soddisfare le necessità quotidiane di base della propria famiglia.<br />
Credo che nell&#8217;affrontare la questione delle risorse idriche, il problema fondamentale sia quello di riuscire a garantire a tutti un corretto accesso all&#8217;acqua potabile. In effetti, questo è uno dei problemi che trattano sia Green Cross sia il suo presidente Gorbaciov, i quali sostengono che l&#8217;accesso all&#8217;acqua sia uno dei fondamentali diritti umani. Visione che io, non solo ho capito, ma che sostengo apertamente, e che quindi condivido appieno. Realizzare quest&#8217;obiettivo non è facile; sono necessarie delle risorse economiche, ma ci vuole anche immaginazione, cooperazione internazionale ed altruismo. Un altruismo che le persone di potere dovrebbero riuscire a trovare. Inoltre l&#8217;aspetto economico dell&#8217;acqua, quale risorsa capace di provocare utili dovrebbe essere risolto e gestito tenendo conto del fatto che l&#8217;acqua è un diritto ed è indispensabile alla vita.</p>
<p><em>Durante i suoi viaggi ha trovato dei buoni esempi di gestione idrica?<br />
Me ne può citare uno?<br />
</em>Ho visto più esempi di un&#8217;erronea gestione delle risorse idriche che non di buona gestione. Secondo ciò che ho osservato nei miei viaggi in tutto il mondo, da come mi sono apparse le situazioni, mi è sembrato che sia più facile fare male che non fare bene.<br />
Mi ha molto colpito, per fare un esempio, come le grandi dighe siano costruite e gestite finendo spesso per assicurare un utile solo a coloro che le progettano e non alle comunità locali che ne dovrebbero essere i veri beneficiari.<br />
Questa è una mostra che non ha nessuna velleità o pretesa di essere un lavoro completo sul problema dell&#8217;acqua. L&#8217;aspetto della gestione delle risorse idriche mi ha sempre interessato e da solo potrebbe costituire il tema per un&#8217;altra mostra, per raccontare nel bene o nel male un&#8217;altra bellissima storia.<br />
Nei paesi più diversi ho potuto constatare come, in genere, siano i progetti di piccola scala diretti al beneficio di un villaggio o di una comunità, quelli che approdano ai risultati migliori. Sono sistemi in grado di apportare benefici reali nella zona di influenza dove vengono realizzati, oltre che costare una frazione infinitesimale rispetto agli enormi investimenti quali quelli necessari per una diga.<br />
Rispetto a questo, il semplice sistema del terrazzamento mi è sembrato molto interessante.<br />
Nel terrazzamento l&#8217;unica cosa veramente indispensabile è l&#8217;avere abbastanza personale per potere costruire barriere di contenimento. In questo modo al tempo della pioggia, l&#8217;acqua può defluire, scolare nel terreno riuscendo a trasformarsi in una fonte di irrigazione e apportando sostegno per i futuri raccolti locali.<br />
Ne ho visto un esempio in Etiopia: un progetto in piccola scala ma molto efficace. Era stato deviato il corso di un fiume, erano state costruite barriere di contenimento ed il terreno era stato livellato in modo tale che nella stagione della pioggia questa zona terrazzata e livellata venisse riempita d&#8217;acqua. In questa maniera l&#8217;acqua convogliata è riuscita a diventare una risorsa importante per tutta la zona. Questo sistema ha prodotto dei risultati eccezionali per i raccolti e si è parzialmente eliminato il problema dell&#8217;aridità del suolo in quella zona.<br />
Per finire su questo punto vorrei insistere sul concetto, che non rappresenta davvero solo un&#8217;affermazione teorica o di principio, i progetti di piccola scala funzionano e producono maggiori benefici alla popolazione locale, rispetto ad un progetto di più larga scala, di un più massiccio impiego di risorse.<br />
In Mali, vicino al fiume Niger, ho assistito alla conclusione di un progetto, costato milioni di dollari, di una stazione di pompaggio indipendente per l&#8217;irrigazione di una vasta area del paese. L&#8217;impianto venne inaugurato ma funzionò solo 28 ore poi ebbe un guasto, guasto probabilmente dovuto anche all&#8217;impreparazione della popolazione locale. Alla fine l&#8217;area irrigata era incredibilmente esigua rispetto alle spese che questo progetto aveva richiesto.<br />
Si tratta del problema relativo all&#8217;utilizzo delle tecnologie che devono essere appropriate. Se la tecnologia non è adatta, o non può essere impiegata dalle popolazioni locali, o peggio non viene insegnata in maniera appropriata a chi dovrebbe utilizzarla, si rischia davvero di sprecare un sacco di risorse.<br />
Spesso questi grandi progetti vanno solo a beneficio dei prestigiosi consulenti internazionali o dei produttori internazionali. Questi, infatti, offrono una fornitura e guadagnano molti soldi senza preoccuparsi degli effetti, dell&#8217;impatto che il loro lavoro produrrà sul territorio. La questione fondamentale è quella di rendere disponibili delle tecnologie che siano facilmente comprensibili e impiegabili dalle popolazioni locali.</p>
<p><em>Lei con questo lavoro ha sviluppato una sensibilità ambientale.<br />
In generale, al di là dal problema acqua, è ottimista o pessimista sul futuro del pianeta?<br />
</em>Io sono un ottimista per natura altrimenti non farei il lavoro che faccio, anche se sono circondato da prove che vanno contro il mio ottimismo, proprio in ragione del lavoro che svolgo.<br />
Vi sono problemi quali il riscaldamento del pianeta che vengono disattesi. Riguardo a ciò la possibile gestione per le emissioni inquinanti viene contenuta in accordi, in tentativi di composizione che sono regolarmente disattesi dalle grandi potenze.<br />
Io mi rendo conto che è anche un problema di scala mondiale, però ci vuole, ripeto, altruismo anche a livello governativo, per eliminare questa visione miope.<br />
Miopia che sembra colpire molti paesi al mondo, paesi che tengono conto solo dei propri interessi a breve termine.</p>
<p><em>Ritiene che vadano cambiati i modelli di sviluppo o di consumo a livello mondiale ?<br />
</em>I modelli di consumo devono essere cambiati, devono subire un cambiamento in particolare per quanto attiene all&#8217;acqua. In Europa durante la mia infanzia ed adolescenza la mia generazione pensava che l&#8217;acqua fosse una risorsa illimitata. Ora non è così, e non lo è mai stato, ora finalmente ce ne siamo resi conto anche attraverso cambiamenti climatici drammatici, come i casi di siccità in Italia e le inondazioni nel sud Europa.<br />
Io credo che ci si debba sensibilizzare in prima persona. L&#8217;opinione pubblica deve prendere consapevolezza di quelle che sono le risorse e di quanto sia irresponsabile inquinare. La sensibilizzazione su questo problema può già costituire un grande aiuto.<br />
Nello stesso tempo mi rendo conto che l&#8217;acqua è un problema planetario e che richiede una soluzione planetaria, secondo me. È necessario che siano stanziate grandi risorse internazionali, per poi far sì che queste risorse, queste disponibilità, trovino un&#8217;applicazione sostenibile in ambito locale. Per queste ragioni io non posso che essere totalmente d&#8217;accordo con la visione di Green Cross sull&#8217;acqua.</p>
<p><em><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/assam0011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-186" title="assam001" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/assam0011.jpg" alt="" width="350" height="244" /></a>Qual&#8217; è la foto che preferisce e perché?<br />
</em>Ci sono tutta una serie di foto a cui sono legato: quella a cui siamo di fronte fa parte di una storia che ho narrato sui monsoni in India. E&#8217; stata scattata a Gerapunjy che è uno dei posti più tremendi della Terra. Stavo trattando il problema dei monsoni e dovevo scattare tutte le fotografie mentre pioveva, e pioveva molto, sono sicuro che tu possa immaginarlo, e questo posto era sulle montagne e tutti i giorni ero lì con un ombrello in una mano e la macchina fotografica. Faceva molto freddo e umido, tutto era triste e tutte le persone che uscivano o lavoravano avevano qualcosa per ripararsi, questo <em>(indica la foto)</em> è il loro ombrello…perché lascia le mani libere per lavorare, mi ricorda un po&#8217; le ali di un coleottero, un copri-ali di un coleottero. Questa foto semplicemente mi fa ricordare quel momento, me lo fa ricordare in un modo molto presente.<br />
Un&#8217;altra foto alla quale sono particolarmente legato l&#8217;ho scattata in Eritrea. Era tardi, nel pomeriggio vi erano dei nomadi nel letto di un fiume completamente prosciugato. Mi avevano raccontato come si fosse prosciugato da molti mesi e come fosse però possibile, scavando, trovare un po&#8217; d&#8217;acqua nel letto del fiume. Questo signore prima di bere lui stesso ha abbeverato il cammello, mi è piaciuto il rapporto che quest&#8217;uomo aveva con il cammello, perché sapeva che la sua sopravvivenza dipendeva anche dalla sopravvivenza del cammello.</p>
<p><em>Ha qualche progetto futuro sulle questioni ambientali?<br />
</em>Mi piacerebbe ancora dedicarmi all&#8217;acqua, ho ancora una serie di idee che vorrei realizzare, ma è difficile trovare i fondi per fare i progetti. Ora sono in trattative con alcune riviste e spero di poter proseguire le mie ricerche.</p>
<p><em>Intervista raccolta a Roma il 26 11 2003<br />
Sergio Ferraris<br />
Ha collaborato Giovanna Giuffrè<br />
Copyrigth 2003 Sergio Ferraris/Green Cross Italia.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/mike-goldwater-acqua-sulla-pellicola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bere gratis?</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/bere-gratis/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/bere-gratis/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 10:52:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=167</guid>
		<description><![CDATA[di Ismail Serageldin Presidente della Commissione mondiale per l&#8217;acqua nel XXI secolo L&#8217;acqua è un diritto umano? Naturalmente sì: senz&#8217;acqua la gente muore. Questo significa forse che i governi dovrebbero metterla a disposizione di tutti, sempre e gratuitamente? No. Il dibattito non verte sulla mercificazione dell&#8217;acqua, ma sul modo in cui realizzare quel mondo senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/seragaldin1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-171" title="seragaldin" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/seragaldin1.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>di Ismail Serageldin<br />
Presidente della Commissione mondiale<br />
per l&#8217;acqua nel XXI secolo</em></p>
<p>L&#8217;acqua è un diritto umano? Naturalmente sì: senz&#8217;acqua la gente muore. Questo significa forse che i governi dovrebbero metterla a disposizione di tutti, sempre e gratuitamente? No. Il dibattito non verte sulla mercificazione dell&#8217;acqua, ma sul modo in cui realizzare quel mondo senza più problemi di risorse idriche che ci siamo prefissi come meta, una meta sulla quale siamo tutti d&#8217;accordo.</p>
<p>L&#8217;acqua è un diritto umano, proprio come il cibo. Quest&#8217;ultimo, però, non viene distribuito gratuitamente: i contadini sono pagati per produrlo, il settore privato è coinvolto nella sua distribuzione, il governo fissa parametri sanitari ed elabora politiche finalizzate a garantire la sicurezza degli alimenti. Per le persone troppo povere per procurarsi il cibo, promuoviamo piani di trasferimento del reddito, come i buoni viveri e altri sussidi; non distruggiamo l&#8217;intero sistema produttivo alimentare. Soltanto nell&#8217;ex-Unione Sovietica il governo fece un serio tentativo di nazionalizzare la produzione alimentare e la sua distribuzione: questo distrusse l&#8217;agricoltura, promosse pratiche insostenibili e fu causa di enormi privazioni per i cittadini. Nella Cina comunista, le riforme che portarono a un grande miglioramento nella qualità della vita della classe povera iniziarono con la liberalizzazione della produzione agricola e delle politiche dei prezzi.<br />
Ecco le premesse alla base dell&#8217;opportunità di determinare i prezzi dei servizi idrici adottando e applicando sistematicamente i principi &#8220;paga chi inquina&#8221; e &#8220;paga chi usa&#8221;:</p>
<p>Aspetti ambientali. Per preservare l&#8217;ambiente è impossibile parlare di gestione delle risorse idriche dal punto di vista della domanda se l&#8217;uso e l&#8217;abuso dell&#8217;acqua vengono considerati privi di costo.</p>
<p>Aspetti finanziari. I governi non hanno i mezzi necessari a estendere i servizi a tutte le popolazioni, attuali e previste, al livello odierno delle sovvenzioni. Saranno necessari imponenti investimenti per tutti gli aspetti inerenti all&#8217;acqua: dalla conservazione dei terreni paludosi all&#8217;eliminazione dell&#8217;inquinamento, dall&#8217;uso più efficiente di acqua per l&#8217;irrigazione in agricoltura alla garanzia di sicurezza delle misure igieniche e dell&#8217;acqua per tutti. Una tariffazione adeguata permetterà la mobilitazione del capitale necessario, che noi stimiamo più del doppio dell&#8217;attuale spesa mondiale (tra i 70 e i 180 miliardi di dollari l&#8217;anno).</p>
<p>Aspetti economici. La fornitura gratuita di acqua e la non applicazione dei principi &#8220;paga chi inquina&#8221; e &#8220;paga chi usa&#8221; comportano distorsioni che promuovono cattivi investimenti e impediscono l&#8217;adozione di tecnologie efficienti e ecocompatibili.</p>
<p>Aspetti politici. Sostenere le comunità con aiuti diretti, promuovere un processo decisionale aperto alla partecipazione, disporre di fornitori di servizi che debbano rispondere del proprio operato a utenti paganti, sono tutti aspetti del medesimo approccio, che intende sostituire la visione paternalistica con quella che vede le persone artefici del proprio benessere, con governi e istituzioni che devono rendere conto al popolo del proprio operato.</p>
<p>Aspetti etici. Il sistema attuale è ingiusto. E le vittime di questa ingiustizia sono i poveri e l&#8217;ambiente: circa un miliardo di persone non ha accesso ad acque sicure; abbiamo già perso il cinquanta per cento dei terreni paludosi, le falde freatiche sono in rapidissima diminuzione, l&#8217;erosione e la saturazione acquosa del suolo sono in aumento e entro il 2025 occorrerà fare fronte alle necessità di altri 2,3 miliardi di persone.</p>
<p>Il fallimento delle politiche attuali risulta evidente anche dalla perversità insita nel difendere i prezzi dell&#8217;acqua fornita alle città, in nome di quei poveri che non hanno alcun accesso ai sistemi idrici in acquedotto e ovunque, da Lima a Lagos, finiscono col pagare 10-20 volte gli stessi prezzi per unità a venditori non soggetti a regole e per acque di dubbia qualità! Le alternative, dall&#8217;irrigazione a goccia alla raccolta di acqua piovana, sono ben note, ma non verranno adottate, perché i sussidi governativi portano a un uso sbagliato ed eccessivo, insomma all&#8217;abuso.<br />
Le politiche attuali non sono solo insostenibili, sono ingiuste. Per assicurare a tutti un mondo privo di problemi idrici, dobbiamo abbandonare le politiche fallimentari del passato e non dobbiamo permettere che slogan ben formulati possano ottenebrare la nostra capacità di giudizio.<br />
Come abbiamo già dichiarato nel rapporto della Commissione mondiale per l&#8217;acqua nel XXI secolo, questo richiederà una volontà politica che, in ultima analisi, deriva da un pubblico attivista e informato, che voglia veramente servire tutti e proteggere l&#8217;ambiente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/bere-gratis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Kofi Annan Terre umide e terre secche</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/terre-umide-e-terre-secche/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/terre-umide-e-terre-secche/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 16:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Front]]></category>
		<category><![CDATA[Kofi Annan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=137</guid>
		<description><![CDATA[Ogni anno milioni di bambini muoiono a causa di malattie prevenibili provocate dall&#8217;acqua. Se continueranno gli attuali modelli di consumo, entro 25 anni sulla Terra due persone su tre vivranno in condizioni di carenza d&#8217;acqua.  I problemi sono più acuti in Africa e in Asia occidentale, ma la mancanza d&#8217;acqua è già diventata un limite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/kofi-annan-electric-cars.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-164" title="kofi-annan" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/kofi-annan-electric-cars-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Ogni anno milioni di bambini muoiono a causa di malattie prevenibili provocate dall&#8217;acqua.</p>
<p>Se continueranno gli attuali modelli di consumo, entro 25 anni sulla Terra due persone su tre vivranno in condizioni di carenza d&#8217;acqua.  I problemi sono più acuti in Africa e in Asia occidentale, ma la mancanza d&#8217;acqua è già diventata un limite importante per la crescita industriale e socio-economica in molte altre regioni del mondo, tra cui la Cina, l&#8217;India e l&#8217;Indonesia.  La crisi non riguarda solo i paesi in via di sviluppo: negli Stati Uniti milioni di persone bevono acqua non conforme alle norme di sicurezza previste per l&#8217;acqua potabile.</p>
<p>Il quadro non è del tutto negativo. Alcuni paesi hanno adottato approcci integrati per la gestione delle acque dolci. La pressione dell&#8217;opinione pubblica ha portato a ridurre gli scarichi di sostanze tossiche in molti bacini fluviali.  Le nuove tecnologie e la &#8220;gestione della domanda&#8221; hanno migliorato l&#8217;efficienza dell&#8217;irrigazione, dei processi industriali e della distribuzione idrica cittadina. Una rinnovata attenzione sulla necessità di armonizzare le politiche sulle acque con il territorio e la selvicoltura ha migliorato il risparmio di acqua e petrolio.  I progressi tuttavia non sono stati, nel loro complesso, né sufficienti né esaustivi. Occorre realizzare strutture tariffarie capaci di coniugare l&#8217;equità con l&#8217;efficienza.</p>
<p>Occorre attuare una &#8220;rivoluzione blu&#8221; dell&#8217;agricoltura che aumenti la produttività e porti a un maggiore raccolto per ogni goccia d&#8217;acqua.  Occorre che le industrie adottino le &#8220;migliori pratiche&#8221; e diffondano informazioni utili sulle sostanze inquinanti. Occorre la collaborazione tra le istituzioni, che superi e compensi la frammentazione delle responsabilità tra i diversi ministeri: energia, trasporti, ambiente e sanità. Occorre inoltre adottare politiche che tengano conto delle differenze di genere. Infatti, nelle famiglie l&#8217;impegno di raccogliere e utilizzare l&#8217;acqua tocca soprattutto alle donne.</p>
<p>Le Nazioni Unite, tramite il sostegno e le regole di armonizzazione previsti nella propria Carta, possono aiutare l&#8217;umanità a far fronte alla minaccia rappresentata da uno sfruttamento insostenibile delle risorse idriche e a scongiurare il rischio sempre più vicino di vivere su un pianeta irreparabilmente devastato e saccheggiato dalle attività dell&#8217;uomo.  Le conquiste della tecnologia possono risolvere alcune delle sfide ambientali che ci si presentano, ma contare sulla tecnologia e ostinarsi nelle stesse pratiche perverse sarebbe una vera follia.<br />
I popoli e i governi devono impegnarsi insieme per una nuova etica di conservazione e un nuovo modo di amministrare il patrimonio idrico.</p>
<p><em>Kofi Annan Segretario generale emerito dell&#8217;Organizzazione</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/terre-umide-e-terre-secche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La pace nell’acqua</title>
		<link>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/la-pace-nellacqua/</link>
		<comments>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/la-pace-nellacqua/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 12:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mikhail Gorbaciov</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Mikhail Gorbaciov]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.greencrossitalia.org/blog/?p=115</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;acqua, come la religione e l&#8217;ideologia, ha il potere di muovere milioni di persone. Sin dalla nascita della civiltà umana, i popoli si sono trasferiti in prossimità dell&#8217;acqua. I popoli si spostano quando l&#8217;acqua è troppo scarsa e quando ce n&#8217;è troppa. I popoli viaggiano sull&#8217;acqua. I popoli scrivono, cantano, danzano e sognano l&#8217;acqua. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_118" class="wp-caption alignleft" style="width: 390px"><a href="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/bimbo_acqua.jpg"><img class="size-full wp-image-118" title="bimbo_acqua" src="http://www.greencrossitalia.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/bimbo_acqua.jpg" alt="pace_acqua" width="380" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;acqua è vita</p></div>
<p>L&#8217;acqua, come la religione e l&#8217;ideologia, ha il potere di muovere milioni di persone. Sin dalla nascita della civiltà umana, i popoli si sono trasferiti in prossimità dell&#8217;acqua.<br />
I popoli si spostano quando l&#8217;acqua è troppo scarsa e quando ce n&#8217;è troppa.<br />
I popoli viaggiano sull&#8217;acqua. I popoli scrivono, cantano, danzano e sognano l&#8217;acqua.<br />
I popoli combattono per l&#8217;acqua e tutti, in ogni luogo e ogni giorno, ne hanno bisogno.<br />
Ne abbiamo bisogno per bere, per cucinare, per lavare, per l&#8217;agricoltura, per le industrie, per l&#8217;energia, per i trasporti, per i riti, per il divertimento, per la vita. E non siamo soltanto noi esseri umani ad averne bisogno: ogni forma di vita dipende dall&#8217;acqua per la propria sopravvivenza.</p>
<p>Ma oggi siamo sull&#8217;orlo di una crisi idrica mondiale. Le due più significative eredità lasciateci dal XX secolo (l&#8217;esplosione demografica e quella tecnologica) hanno preteso un tributo in termini di risorse idriche. Oggi molte più persone soffrono per la carenza di acqua potabile rispetto a venti anni fa; stiamo esaurendo e inquinando un numero sempre maggiore di sorgenti d&#8217;acqua dolce. Le moderne tecnologie ci hanno permesso di sfruttare una gran quantità dell&#8217;acqua mondiale per usi energetici, industriali e agricoli, ma spesso a un terribile prezzo per la società e per l&#8217;ambiente, e molte pratiche tradizionali per la salvaguardia delle acque sono state abbandonate lungo la strada. La maggior parte delle soluzioni della crisi deve essere elaborata e attuata a livello locale, sempre tenendo presente che l&#8217;acqua non deve essere data per scontata, né diventare proprietà di gruppi particolari per esigenze particolari.</p>
<p>L&#8217;acqua è il più importante elemento necessario affinché a ognuno sia assicurato il diritto umano universale &#8220;a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia&#8221; (articolo 25, Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo). Senza la possibilità di utilizzare acqua pulita, la salute e il benessere non solo sono seriamente messi in pericolo, ma diventano impossibili: le persone che non dispongono di rifornimenti idrici di base vivono nel degrado e nell&#8217;impoverimento, con scarse possibilità di creare un futuro migliore per i loro figli.</p>
<p>Dobbiamo riconoscere che l&#8217;acqua pulita è un diritto umano e così facendo accetteremo la nostra responsabilità a livello mondiale per far sì che la previsione di un mondo in cui, entro 25 anni, due persone su tre dovranno affrontare problemi idrici, si dimostri errata. A questo proposito, il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ci chiede di affrontare la minaccia di una catastrofica crisi idrica e di contrastare tali fosche previsioni adottando un nuovo spirito di condotta. Fare altrimenti significherebbe un vero crimine e per questo la storia giustamente giudicherà con asprezza le attuali generazioni.</p>
<p>La crescita della popolazione mondiale deve essere considerata non solo come una delle cause della crisi idrica, ma anche come la fonte della sua soluzione, come evidenziato dall&#8217;ex presidente delle Filippine, Fidel Ramos, portando l&#8217;esempio dell&#8217;enorme potenziale di energia umana dell&#8217;Asia sud-orientale. La solidarietà umana è l&#8217;unica forza in grado di affrontare un compito di questa entità. Deve esserci solidarietà a livello di governo internazionale e regionale, deve esserci solidarietà tra i vari settori e i partecipanti; e deve esserci la volontà politica tra i governi di lavorare in buona fede sia con le nazioni confinanti sia con il proprio popolo. A queste persone, compresi i gruppi spesso emarginati come le donne e i minori, bisogna dare voce e anche le informazioni e i mezzi necessari per farsi sentire.</p>
<p>Senza la sicurezza idrica, la stabilità sociale, economica e nazionale è messa in pericolo. Questo assume aspetti più drammatici nei luoghi in cui l&#8217;acqua scorre attraversando i confini e diviene cruciale nelle regioni di tensione religiosa, territoriale o etnica. In alcuni casi, come tra India e Pakistan a proposito del fiume Indo, la riuscita cooperazione in materia di risorse idriche può essere citata come prova che anche gli Stati con relazioni difficili possono lavorare insieme. In altri casi, non sono ancora state colte le opportunità di miglioramento delle relazioni regionali offerte dalla presenza di un corso d&#8217;acqua in comune. La valle del Giordano, condivisa dalle popolazioni di Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano, ne è un esempio.</p>
<p>Sin dall&#8217;antichità, l&#8217;acqua ha rappresentato un problema fondamentale di sicurezza nelle aride terre del Medio Oriente. La distribuzione, l&#8217;uso e i diritti sulle sempre più scarse risorse idriche di questa instabile regione restano questioni delicate e potenzialmente esplosive. Inoltre, la questione dell&#8217;acqua è fondamentalmente messa in disparte o occultata nei convenzionali negoziati di pace. Hanan Sher del Jerusalem Post fa luce sui travagli e sulle tribolazioni incontrati sulla strada per la conquista dell&#8217;acqua per la pace nel Medio Oriente, una strada che io stesso ho recentemente rivisitato. All&#8217;inizio di quest&#8217;anno mi sono incontrato con il primo ministro Barak, il presidente Arafat e il re Abdullah di Giordania, e ho ottenuto il loro impegno a collaborare con la mia organizzazione, Green Cross International e i nostri partner, il Centre for Middle East Peace e Economic Cooperation (Centro per la cooperazione economica e la pace in Medio Oriente), per trovare soluzioni alla crescente crisi idrica della regione.</p>
<p>I tre leader hanno esplicitamente riconosciuto che non possono esserci soluzioni unilaterali ai loro problemi per le acque transfrontaliere. Questo vale per il Medio Oriente come per i corsi d&#8217;acqua condivisi da Stati Uniti e nazioni confinanti. In tutti i 261 bacini idrografici internazionali del mondo, la gestione congiunta deve basarsi su un sistema di effettiva interdipendenza; una condivisione piuttosto che una limitazione della sovranità di ciascuna nazione.</p>
<p>Anche se i conflitti armati tra gli stati a causa dell&#8217;acqua sono improbabili, bisogna ricordare che questi non sono gli unici tipi di conflitti che le società con carenze idriche devono affrontare. I conflitti interni tra gruppi etnici, regioni, utenti e piccole comunità possono effettivamente insorgere per motivi legati all&#8217;acqua. La cooperazione tra stati è fondamentale per la ricerca di soluzioni idriche a livello regionale. Quando tali soluzioni non sono facilmente raggiungibili, devono essere disponibili la mediazione e il supporto internazionale. A tal fine è stato avviato un movimento dal sottosegretario di Stato Madaleine Albright con l&#8217;istituzione di una Global Alliance for Water Security (Alleanza mondiale per la sicurezza idrica).</p>
<p>Nella maggioranza dei casi, tuttavia, le soluzioni pratiche necessarie sono a livello locale, per riflettere la specifica natura geografica e culturale dell&#8217;impiego delle acque. È ormai finito il periodo della Guerra fredda, quando il principio &#8220;quanto più è grande, tanto è meglio&#8221; sollecitava la costruzione di 45.000 grosse dighe in tutto il mondo. Questa sconsiderata interferenza nella natura ha lasciato una terribile eredità, non ultima nella mia terra dove migliaia di acri di terra fertile sono andati perduti, e le catastrofi prodotte dall&#8217;uomo come nella regione del lago d&#8217;Aral causano sofferenze incalcolabili.</p>
<p>Gli articoli forniti da Kader Asmal della World Commission on Dams (Commissione mondiale per le dighe) e dall&#8217;esperto di problemi idrici Anil Agaewal vanno alla ricerca di una via verso una nuova era in cui le considerazioni sociali e ambientali abbiano la precedenza e in cui i vantaggi delle grosse costruzioni come le dighe siano messi in discussione. Gli Stati Uniti, la seconda nazione con il maggior numero di dighe dopo la Cina, ne stanno già abbattendo molte; altrove, in particolare nei paesi in via di sviluppo, la domanda che si pone riguarda il modo in cui offrire i vantaggi forniti dalle dighe attraverso altre iniziative, come la raccolta dell&#8217;acqua piovana e la gestione della domanda.<br />
In molte zone del mondo questa è l&#8217;unica acqua disponibile</p>
<p>Al centro del problema c&#8217;è il valore che attribuiamo ai diversi impieghi dell&#8217;acqua. Ancora una volta, non esiste un progetto valido a livello universale, ma è chiaro che non è auspicabile nessuna delle due posizioni estreme, l&#8217;una che sostiene che l&#8217;acqua deve essere gratuita per tutti e l&#8217;altra che spinge per la determinazione del prezzo in base al costo pieno per tutte le forniture idriche. Dobbiamo ricordare che il valore e il prezzo dell&#8217;acqua sono due cose assai differenti; è un elemento che deve essere usato in modo efficiente, ma deve essere disponibile per il sostentamento di tutti, compresi gli ecosistemi naturali. Questo rende la determinazione del prezzo dell&#8217;acqua una questione complessa, come desumiamo dalle opinioni sull&#8217;argomento di Ismail Serageldin, presidente della World Commission on Water (Commissione mondiale per l&#8217;acqua), e di Douglas B. MacDonald.</p>
<p>Dobbiamo quindi affrontare un&#8217;enorme sfida. Fortunatamente abbiamo un passato di grandi sfide risolte usando l&#8217;immaginazione e la nostra incontenibile capacità di adattamento. Per essere certi di muoverci nella giusta direzione, dobbiamo permettere alle nostre conoscenze, alle nostre esperienze e alle nostre istituzioni di metterci in pari con il travolgente progresso della scienza e della tecnologia e imparare come diventare buoni vicini l&#8217;uno per l&#8217;altro e buoni ospiti dell&#8217;ambiente naturale.</p>
<p>Proprio così come siamo mossi dall&#8217;acqua, dobbiamo muoverci rapidamente per salvarla.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.greencrossitalia.org/acquaforlife/2011/01/la-pace-nellacqua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
